“Ragazze avete provato i tampax pearl? io sono curiosa ma non so se fare l’investimento perché costano un bel po’, però alla Coop stanno in offerta” — Lambdax
Cat_Dalstoner: Ho provato i tampax pearl. Sono veramente un’evoluzione dell’assorbenza interna. Lo sono. L’applicatore è liscio, fresco, ergonomico. Ha ombrature perlacee. L’involucro di plastica è SIGILLATO ed è plastificato, in modo che non si apre in borsetta divulgando il sacro segreto delle mestruazioni.
L’assorbente è silente, una volta inserito non te lo senti, ti dimentichi quasi di avere le cose, questo perché invece di gonfiarsi casualmente e indiscriminatamente, si gonfia come un cono, la cui punta è la parte più vicina all’esterno. Non so voi, ragazze, ma a me quella cosa gonfia a un certo punto mi dà veramente fastidio quando si avvicina all’estremità esterna, nella zona di limbo della cavità tra interno ed esterno.
Purtroppo sì: costano un botto, ma io li ho trovati qui a Londra a Dalston, nel Sainsbury. Li ho pagati solo 2 £, ma alla cassa ho visto che il prezzo ORIGINARIO era 4 £…. un bel po’!!!
Risposta votata 7 stelline.
Green_peaks: Guarda Cat, avrai anche ragione, ma in una società consumistica come la nostra, spendere così tanti soldi diventa un vero peccato se si fa un paragone con la fame del mondo. Senza contare che poi tutta quella plastica è molto negativa per l’ambiente e sai benissimo a cosa mi riferisco.
Certo che le tue argomentazioni sono molto forti, per cui se li trovo in offerta li compro anche io…. ma alla Coop dove, in Viale Umbria??
Lambdax: No, io li ho trovati in offerta alla Coop di Campodarsego, costavano 7 euro per un pacco da 52. L’unica cosa è che ho le mestruazioni molto abbondanti quindi può diventare veramente una spesa.
Cat_Dalstoner: Guarda Sbarbi, anche io ho le mestruazioni abbondanti, anzi, HO UN FIUME. Però riesco a fronteggiare la spesa usando i Pearl per i giorni di flusso maggiore (sono veramente una cosa spettacolare…) poi compro le sottomarche sia per l’assorbenza esterna, sia per i giorni di flusso minore….
Lambdax: Grazie Cat! Mi sembra la cose migliore. A proposito: ma cosa fai lì a Londra? Sono curiosa pensavo di trasferirmi anche io. Ma ragazze ma voi avete rapporti sessuali con le mestruazioni?
Cat_Dalstoner: Io ho sempre le mie cose, quindi per forza di cose…. comunque qui ci cono tantissime opinioni interessanti al riguardo. http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080304062134AAHCFYG
Every week end, my way back home on the – at least – 2 night buses gives me lot of human material.
I was powerfully sitting on the aft at the second floor of a double decker bus, on may way home from Dalston to Tottehnam court road, when a bunch of 10 morethandrink guys come to talk to me.
They were American (“no, I’m not American, I’m from California. No, I’m not from California, I’m from s. Francisco”), Canadian, Austrian. Wow.
One of those, typical hipsta-urbo-vintage-but-not-gay Shoreditchguy, showed me the Union Jack. Showed me the Union Jack that he got printed on his pants.
Cool.
I had got off at Totthenam Court Road, and tripped over a young woman in her early 20 almost collapsing – she was drunk. Someone was helping her, but she was laying on the dirty and cold ground, without breathing, completely pale. His boyfriend told me “she’s all right”.
Cool.
I was going to take the 207 when a typical elegant and charming English man came to me, asking how was the woman collapsing: “she’s all right”.
“would you like to fuck with me?”
“sorry?”
“where are you going, shall we go together”
“I’m ok alone, thanks”
“you sure?”
“yes.”
He looked pretty disappointed. Maybe this strategy works with someone.
Cool.
On the bus, the driver was directed to Queensway. Some tourists asked him “is it going to Queensway? ” He answered: “nope”. I was astonished. What? I’m getting off there…
I asked the driver why he didn’t tell them the truth.
“I’m tired” – he said.
Cool.
Well. Today my friend Elana told me: you have to write a post every day.
It is in order to improve my written English. Why? Because I’m not paid a becco in Italy. Oh, Christ.
See? I’m a writer in Italian, Elana.
Voice Of My Mind: “Hey Olga, a writer is a writer. Don’t you remember Kafka or your beloved Kundera, or the poet Celan, or Canetti”
Olga:”yes, I do”
VOMM: “Then…”
O: “Jizuz, voice of my mind: they were genius, which I’m not. Take Canetti: he was trained from his mother… kind of martial education”
Ok, Voice Of My Mind. I can ideally structure a readable text. I can. But English has so many words, so many shadows. You know that, you studied VOMM”
V.”Yes I did. Ok, listen: now let’s go through the list, ok, and let’s see what you can do”
O.”I’m frustrated”
V.”Yes I know, the Italian industry. The Italian journalism. The sun, the seaside ecc. I got that, and I started to get bored”
o.”ok, then. Go and read”
v.1.IF YOU WRITE EVERY DAY, YOU GET BETTER AT WRITING EVERY DAY
o. yes, I know that. But you can’t write whatever, you need content.
v.2. “If it’s BORING TO YOU IT’S BORING TO YOUR READER”
o. Yes I know. It’s my meter to judge my writing. When I read some of my best things I laugh. Ok… the opposite of boring is not necessarily comic.
v.”Fair enough. What is a meter?”
o. What? Oh, I see. They use inches here. Or acres? Listen, VOMM, I’m a fast reader. I think I got everything except the 10, can you repeat it loudly?
v.”GO FOR WALKS. DANCE. PULL WEEDS. DO THE DISHES. WRITE ABOUT IT”
well I do walk, a lot. And I run. Have you read the last of Murakami, on running?
“….”
and I dance. Actually. I freaking love dancing, VOMM
v.”be honest”
Ok, not recently.
v.”PULL WEEDS”
o.Pull weeds. What does it mean?
v.”Do the dishes?”
o.”fare i piatti” ah. In the sense that I have tho wash them? I normally don’t clean dishes, someone else does for me…
v.”Olga… do the dishes means to cook”.
o.I do.
v. “write about it”
o. Jiz. Can you imagine somefing more boring? Writing everyday about my daily life: what I’m cooking now.
v. Read the number 12: I have the solution: “Don’t settle in just one style. Try something new!”
o. ok, I like it. Tomorrow…what should I do? It’s like sex, isn’t it?
v. “Important it’s that you read somfing everyday, see rule n.6″
o.Baby, I do a lot.
v. “For ex, what did you read today”
Well, I’m reading “Reporting” of David Remnick. He’s editor for the New Yorker. It’s a series of important people’s portraits.
I’m reading Philip Roth’s one. Oh, this sentence I really like:
We drove though the hills. New York was a dreary mess of cold rain. But here the river was icy, clear as gin, and there was snow in the woods and in the trees.
v. “What did u like, the gin?”
o. Yessir!! I mean don’t tease me. I liked the metaphor: he comes from NY, he stays in the office during the day and he goes to clubs the nights. Of course if he has to take something clear, might be gin or vodka. Now consider: couldn’t be vodka, either for the sound, and bc hey: he’s American. And I can feel a certain aversion to Russia…
v.”he. who??”
o. Remnick
Gin is America. Gin is NY. He writes for the New Yorker, there is somfing clearer than GIN, for a new york citizen?
“…”
o. Oh, you never understand me, when it’s night.
v.”Shut up. By the way. You were right. I wikipeded him and in 1994 he won the Pulitzer for…Lenin’s Tomb: The Last Days of the Soviet Empire”
o. Lovely. I’m a good reader.
v. “Wait. Could you write a sentence like that in Italian?”
Don’t think so. I’m not from NY, un fiume chiaro come la grappa.
mmmm jiz you know what I mean.
“No, I couldn’t”
Then. Fair. Rember: language is just a medium.
Write. A. Post. In. English. Every. Day.
o. Yessir.
Ascoltatevi questa intanto.
E così anche io ho un profilo su OkCupid. E ne viene fuori che a Londra ce l’hanno tutti.
Ok Cupid è un sito di dating online, non si paga; come ogni sito di dating online, per aver particolari servigi si paga (tipo inviare foto ecc).
Devo dire che quando mi sono iscritta non me ne sono fregata molto, non ho pensato a un’eventuale etica. E del resto, ragazzi, siamo tutti fottuti. Abbiamo tutti i sacrosanti profili su ogni social media del cavolo.
E poi sono troppo curiosa per avere un’etica. E sono troppo curiosa per non sporcarmi le mani in prima persona.
Quindi mi sono iscritta. Ho piazzato una foto del mio volto, ho scritto cosa mi piace e non mi piace. Anzi, ho scritto solo che cosa mi piace: la ceretta, anzi “the wax”, quindi la cera. Che è ancora più vero.
Il sito è strutturato così: un algoritmo calcola i match migliori e te li comunica, sia inviandoti una mail una volta a settimana, sia si può farlo sul sito stesso, cliccando l’ampolla della pozione magica, e vedere che ne esce.
La caccia
Nei momenti di noia guardo le foto degli uomini, e solo in base alla bellezza metto le stelline – al massimo 5, io ne metto solo 4, non 3, non 2, non 1, non 5. 4.
Non leggo mai i profili. Mi fido della percentuale stabilita dall’algoritmo (dai 55% è ok) e se qualcuno in seguito al mio buon rating è interessato, mi scrive.
In pratica, faccio shopping.
Interessante notare che questi uomini sono tutti creativi, squattrinati e vivono tutti a Dalston. Come me. Eccetto che io vivo a Notting Hill. E pendolo a Dalston, nei week end.
Ma non potrei proprio vivere a Dalston, è un po’ troppo cool per i miei gusti. Non so tipa da quartiere cool, io. In cui tutti si vestono allo stesso modo.
L’uomo mi contatta, dice cose scontate sul mio profilo, io rispondo. In alcuni casi si va a bere un caffè, e, a parte qualche considerazione sullo stato attuale del mondo, o qualche metaconsiderazione su OkCupid, non c’è una mazza da dire.
Ma anche nella vita normale, come succedono queste cose? Cosa succede nella vita offline?
Sono veramente mai uscita con uno che fosse un creativo, con uno che amasse Borges, Dostoevskij, Leopardi? In buona sostanza, sono mai uscita con un mio compagno di corso all’università, con un mio collega di lavoro? La risposta è no, o meglio, non è stato per quello.
Rileggevo L’insostenibile leggerezza dell’essere in questi giorni, pensavo di non ricordarmi un rigo, ed effettivamente è così. Me lo ricordo, sì, ma come si ricordano i sogni. Vaghi, e indistinti dalla veglia – come si fatica a distinguere la realtà dalla fantasia. E quindi dell’insostenibile leggerezza mi ricordo non tanto la storia, ma come l’ho percepita, assorbita, vissuta.
Mi ha colpito questo passaggio, sul caso. L’incontro tra Tereza e Tomas è, a detta di Tomas, separato da 6 casi fortuito, o causato da questi.
Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano: Tomas compare nel ristorante proprio mentre la radio suona Beethoven. La stragrande maggioranza di tutte queste coincidenze passa del tutto inosservata. Se al tavolo del ristorante al posto di Tomas si fosse seduto il macellaio dell’angolo, tereza non avrebbe notato che la radio suonava Beethoven (sebbene anche l’incontro di Beethoven e di un macellaio sia una coincidenza ugualmente degna di interesse)…
Poi c’è una breve e intelligente digressione su quanto i romanzi in cui avvengono incontri fortuiti e in cui vi siano equilibri e simmetrie perfette ( Anna Karenina), non siano da ritenersi romanzeschi, irreali, ma, veri. E conclude così:
Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (come l’incontro di Vronskij, Anna, il marciapiede della stazione e la morte, o l’incontro tra Beethoven, Tomas, Tereza e il cognac), ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze della vita di ogni giorni, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.
Ecco. Io odio la cecità. La cecità in cui siamo completamente invischiati. Il razionalismo all’osso, di chi non sa vedere la bellezza del caso. La vita. La roulette. I numeri. Il random.
La logica, perversa, che vede sempre finalismi e causalità, ma mai, mai casualità.
Ma va bene così. Il problema si può sormontare anche su Ok Cupid, basta cliccare il pulsantino random. Ehi, ma per quello si paga. (che siano dei romantici anche i developer di Ok Cupid?)
Bella Storia n. 1
Ok C ha un blog, in cui fanno infografiche mettendo in relazione dati del tutto laterali. E’ credo uno dei blog più naturalmente hipster del momento. Si chiama Ok Trends.
Bella Storia n. 2
Un giorno ho fatto la spesa. Ho scelto un candidato bello, gli ho dato 4 stelline, ho visto che cercava random sex, la cosa mi ha fatto ridere perché già covavo il ragionamento sovrastante da un po’, gli ho chiesto se potevamo casualmente incontrarci, ma non ero serissima, mi ha detto che sta a Dalston, mi sono sentita gay, mi sono vergognata, non posso essere io a farmi 45 minuti di mezzi, ci siamo per cui visti a Notting Hill, la foto corrispondeva al reale, era simpatico, abbiamo bevuto, era inglese, abbiamo fatto cose, gli ho chiesto perché era un po’ violento, mi ha detto you like wax, gli ho detto ok, ho pensato che fosse una buona idea non specificare dove mi piace, è rimasto a Notting Hill, io non volevo ma ok, gli ho fatto il caffè, russava, ho pensato che non mi voglio fidanzare mai, ho pensato non mi voglio fidanzare mai, MAI, ci siamo salutati, mi ha detto we had fun, ho detto sì senza entusiasmo.
Bella Storia n. 3
Ho messo 4 stelline a un tipo che dice che ama Gesù, ma non ha foto. Ne viene fuori che conosce Leopardi, Calvino e un sacco di altri. Penso: che caso, anche a me piace Gesù.
La Corsica è un luogo di follia, una follia bagnata, senza nessuna lucidità di calcolo. Andarvi ha rinverdito in me l’odio e l’amore per i francesi: stronzi stronzi stronzi, quasi da non crederci.
Ma i corsi non sono francesi, sono corsi e basta.
Ecco come entrammo in contatto con la mafia indipendentista e ambientalista, la mafia corsa.
Ci serviva un taxi, dovevamo andare alla famosa discoteca di Via Notte. Non eravamo riusciti a noleggiare un’auto perché ci mancava una carta di credito, dico una vera, non quella postepay ecc, una di quelle che ti fa credito e ti svuota le tasche biliari con gli interessi. Avevamo provato a convincere le diverse società di noleggio che non saremmo mai scappati con la loro auto ( trattasi di un’isola), che saremmo tornati in aereo, che avremmo lasciato loro una cauzione di molti $, che eravamo dei bravi ragazzi, che avevamo studiato a Parigi, che avevamo studiato ad Harvard, che uno di noi era stato segnalato per il Nobel per l’onestà (sempre a caccia di soprusi), che uno aveva vinto il Campiello youthness, che l’altro si era rotto un braccio parando un gol che era andato in rete, che un altro cucinava un’ottima parmigiana e baciava in modo strepitoso. Niente, su quest’ultima ci fermarono, pensando che volevamo corromperli con prestazioni sessuali e ci dissero:
“Si vous aves pas une carte de credit, vous avez pas le droit!”
Ecco l’odioso (l)egalitarismo burocratico francese. Grazie al quale gli studenti hanno borse di studio, le famiglie indigenti ricevono assegni e la mensa costa 2 euro e 70: l’avere o non avere il diritto, essere o non essere nel giusto. Amore, odio, invidia. Liberté, fraternité.
Niente auto, in ogni caso.
Stavamo in tenda, in un campeggio chiamato El Campello, a Figari. Volevamo andare a ballare, almeno una sera. Eravamo giovani, belli, abbronzati, ne avevamo tutto il diritto, anche noi.
Una parte di noi, quella riflessivo-passivo-sconsolata se ne stava di fronte alla nostra tenda, al buio, al fresco e all’Autan a bere un Porto di dubbio gusto che avevamo scelto per la convenienza e per il rapporto volumi di alcol/prezzo – era piuttosto vischioso, ma so che il termine adatto è “tachente”- ; un’altra parte di noi, quella attivo-danzerino-possibilista invece fremeva a caccia di informazioni, sia perché di Porto a buon mercato ne aveva le palle piene, sia perché competeva con l’altra parte riflessiva, pregustandosi il sapore di un: “avete visto che noi ce l’abbiamo fatta?”.
Io e Jonny facevamo parte del gruppo attivo. Io conoscevo la lingua (francese, non corsa) e lui è quel tipo che chiederebbe informazioni turistiche a un cesso acefalo, o a un muto e si incazzerebbe non poco se il povero muto tentasse di spiegargli che è muto, a gesti, sono sicura che si girerebbe e mi direbbe:
“questo mi sta a piglià per il culo. Andiamocene vah”
Tant’è, le provammo veramente tutte. Il tour informativo cominciò al campeggio, dove ci fornirono il numero di una navetta e quello di un taxi. Il taxi non rispondeva, la navetta aveva una segreteria che vi traduco già in italiano:
“Ciao, sono Gringo. Se sentite questa segreteria significa che in un modo o nell’altro mi avete rotto il cazzo, richiamate più tardi, ma senza insistenza” seguiva una voce metallica: “Questa segreteria non vi dà la possibilità di lasciare un messaggio, riprovate più tardi “ ritornava Gringo con un bel rutto ancestrale registrato.
Provai a spiegare a Johnny quel che mi diceva, ma decisi di non spiattellare al cento per cento i fatti, dovevamo stare forti entrambi, dovevamo riuscire ad andare a Via Notte. Quindi insomma, tenni per me il rutto.
Jonny ebbe un colpo di genio: “andiamo a chiedere a quella pizzeria d’asporto come possiamo fare a chiamare un taxi!”. Andammo. Io cominciai alla larga, non volevo definire subito le mie richieste, non volevo fare la solita turista impaziente, né tantomeno attaccare con un “Scusi mi dà il numero di un taxi?”.
Domandai un caffè, era importante predisporre positivamente il pizzaiolo corso per avere le informazioni che stavamo cercando. Esordii dicendo: “buono questo caffè, ah ma è Illy, ottima scelta” (insomma feci finta di aver notato che era Illy solo successivamente all’ordine). “Jonny ne vuoi uno?”
Ci bevemmo ‘sto caffè che effettivamente era qualcosa in più dell’acqua sporca, poi cominciai a chiedere se c’era un modo per arrivare a Via Notte. Il pizzaiolo rispose: “ci sono delle navette, ma adesso è troppo tardi. Altrimenti in taxi se i taxi sono d’accordo”.
Su quest’ultimo punto mi interrogai a lungo: se sono d’accordo? Con chi? Con il cliente o con la discoteca? Conoscevo la Corsica, sapevo che si trattava di un accordo col cliente.
Mi immaginai una scena del genere, in una qualunque città italiana:
“Salve, alla stazione”
“No mi spiace, non mi va, chieda a un altro. Sono emotivamente provato”
“scusi ma le allungo 20 euro, non è poco”
“non è una questione di soldi, proprio alla stazione ho dei brutti ricordi”
A questo punto un cliente corso avrebbe risposto: “mi spiace, che cosa le succede? Vuole che guidi io? “
“ sì va bene, ma questo le costerà un supplemento di 5 euro”
“ma non si preoccupi, non stiamo a badare ai soldi quando c’è una persona che sta male”
Un italiano, o meglio io, di fronte a questa scena avrei sbattuto la portella dell’auto, mi sarei girata verso i miei amici e avrei detto, con aria perplessa “ bah. Qui in Corsica non ce la fanno. Oh vecchi qui non ce la fanno”.
Il tutto per dire che l’accordo con il cliente era esclusivamente emozionale (dannati Subsonica, emotivo, emotivo Jane): mi stai simpatico, mi piace come mi guardi, hai un bell’accento? Ok, ti porto. Mi fai schifo, hai l’alito di un dolce alla castagna che non è della mia pasticceria, porti una camicia in poliestere, parli in italiano come se dovessi capirti, allora niente, ne prendo un altro. L’altro passerà fra mezz’ora? Non porterò a casa i tuoi 20 euro? Pazienza, io sono una persona libera.
Perché alla fine di quello si parla, della libertà, dell’indipendenza. I corsi vorrebbero essere liberi (non tutti eh, qualcuno vuole essere masochisticamente incatenato), indipendenti dalla Francia, indipendenti dall’Italia, assoluti; ma non ci riescono, da secoli, e la mafia riesce solo a proteggere l’ambiente dall’edificazione selvaggia, dal turismo d’assalto, dai palazzacci au bord de la mer. E allora i corsi vi dicono: vi sopportiamo eh, vi sopportiamo perché voi turisti ci date da mangiare, ma null’altro, non vi promettiamo che saremo gentili e che cercheremo di venirvi incontro.
Andate a farvi fottere, intanto.
Sto geolocalizzando i contenti e gli scontenti (o gli sconti) del governo Monti per decidere da che parte stare. (mi faccio influenzare si’)
L’ho fatto con i Pipes di Yahoo e ho scoperto che il giornalista Franco Bechis, che in verita’ mi sta(va) pure simpatico per tutto quello scandalo seguito con tenacia e costanza sulle dichiarazioni dei redditi rese pubbliche (2007?), ha scritto un pezzo in controbattuta a Corriere e Repubblica e l’ha sapientemente retwettato. (ora scopro che e’ vicedirettore di Libero….tanta roba quindi)
Come vi dice questa mappa c’e’ stata una diffusione di 7 tweet dell’articolo, almeno a Roma.
Avra’ fatto networking il nostro Bechis? Come rivela la mappa, e’ andato dai suoi compagni di stanza e ha detto loro: “Dai, retweettami, facciamo questo giochino che va tanto di moda”. Come vedete i 7 tweet e RT sono tutti localizzati nello stesso punto, a eccezion per fatta di uno, a 200 metri – sara’ stato usato il telefono senza fili per dire Dai retwettami…
Ecco la lista:
In verita’ sono solo due amici che si sono tweettati e retwettati l’articolo una quindicina di volte.
Per la cronaca, l’articolo e’ questo.
Mi hanno inculato l’iphone.
Tutto quello che mi succede è una sfiga dietro l’altra, una congiura a mio danno
Per cui ditemi: vi ho fatto qualcosa? Vi sto sul cazzo? Se è così potete semplicemente smettere di pensarmi e vivervi la vostra vita? Mi potete lasciare marcire nella noia?
Come se non bastasse, a completare il quadro di quella che si dice una buona giornata – cominciata a onor del vero con una sentenza Mills prescritta – a furto avvenuto sono due le cose che sono capitate:
1) Una persona “innamorata” (così dice, almeno) di me ha ringraziato il Signore. Ha detto “Thanks God”. Felice della punizione divina a mio danno che mi sono meritata per non averla corrisposta.
2) Un’altra mia amica mi ha detto invece che posso vendere il mio passaporto e guadagnarci 100 £. Io le ho detto che ho pagato 100 euro. Lei, tedesca, è rimasta scioccata. A dire la verità anche io quando ho pagato 100 euro per il passaporto ho avuto riversamenti di bile. Per cui me ne sono uscita con un’invettiva sulle tasse. Dobbiamo pagare le tasse per un Paese dove i miei amici sono tutti senza lavoro e chi lavora evade e chi non evade è un dipendente pubblico. Ho poi aggiunto, “quei 100 euro del passaporto sono finite direttamente nelle mutande di Ruby“.
Quindi, a fronte di questi punti possiamo evincere che 1) sono una persona orribile, e che in tutti i miei casi di amore non corrisposto, che col senno di poi non definirei amore ma noia ammazzata da tentativi di seduzione, il Signore non si è mai preso la briga di fare qualcosa per me. Grazie.
2) E’ arrivato il momento di riflettere seriamente sul livello di qualunquismo delle mie affermazioni. E’ da secoli che non leggo un giornale italiano, so cose a spizzichi e bocconi, non ho nemmeno un’opinione reale su Monti. Monti è bene o male? Amici contenti, amici scontenti. Monti fa qualcosa Cristo?
L’altra settimana sono stata in Italia, e ho speso il mio tempo nell’atarassia più totale, con in mano il mio iphone tutto il tempo. Spedendo mail, chattando su Fb ecc.
Parlando un po’ in giro, l’unica cosa che mi ha risvegliato un po’ di interesse è stata l’affermazione volante, in un bar di Padova: “Monti sta facendo qualcosa perché tratta lo stato come un’azienda”. Il che mi ha ricordato tanto tanto discussioni dei tempi della speranza del governo Silvio. Ma non sapevo cosa ribattere perché la verità è che non sono informata.
Forse, non dirò che questo è un segno che un po’ l’iphone lo devo lasciare da parte. Devo dire che mi mancherà. Era un oggetto che usavo per ogni evenienza. E come farò ora senza google map solo dio lo sa. Andrò di stradario. Cartaceo, come si faceva ai buoni tempi di Parigi.
Vogliamo prenderlo come un segno? Vogliamo dire che ho resistito ad anni di rincitrullimento televisivo ma che adesso mi sto facendo rincoglionire da quell’oggetto? Un po’, un po’ sì. Devo ricominciare a leggere i giornali. Devo motivare il mio qualunquismo.
Dello Ying e Lo Yang. Saper vedere il bene nel male
Di ritorno a casa, ieri, in visibile shock – si trattava pur sempre del mio fidanzato – sento delle tipe, lesbiche, che parlano di orge. Una di loro riesce a dire nel giro di 10 minuti: “ho fatto un’orgia al Massimo con 6 persone, maschi e femmine. Sono un’autarchica delle emozioni. Quando stavo con Fernanda avevo voglia di farmi anche altre, adesso che sono single cerco la qualità. – a questo punto volevo girarmi e stringerle la mano – Fernarda era veramente MONOGAMICA”.
Io credo che da questo momento si possa solo risalire.
ps. si sono fatti anche il kindle, la oyster, le chiavi.
E così dopo qualche piccolo attacco hacker da parte di qualcuno, decido di ritornare a scrivere sul mio Banane restaurato, sebbene non completamente, in italiano. Banane è nato in italiano, ha raccolto critiche, consensi e tanta indifferenza in italiano: non c’è ragione di aggiungere indifferenza in inglese. Ho anche un paio (sì lo so…aiutatemi!) di siti in inglese, uno sulla mia esperienza di knitting londinese legata al mondo della narrazione: studio come fare a maglia, riprendo l’uncinetto e intanto mi leggo saggi di narratologia. Se volete seguirmi, fatelo pure: www.knittinlondon.com. Poi ho anche un profilo su posterous, in cui racconto il mio master qui a Londra, o almeno la parte tecnica: nhowadays.posterous.com.
Ma veniamo a noi. Sono andata a fare un giro alla settimana della moda londinese, che si tiene alla Somerset House (fermata Temple, sulla Circle). Ho scoperto che questa volta, diversamente dalla settimana della moda milanese a ottobre, avrei potuto entrare a vedere qualche sfilata se solo mi fossi registrata per tempo. Non l’ho fatto.
Mi sono svegliata, ho letto sul giornale che c’era la settimana e sono andata a fare un giro. Se solo fossi stata una fashion victim…
La settimana della moda di Londra è più sobria di quella di Milano. Questa la prima impressione. Che sia un bene o che sia un male non lo so, non sono sicura che l’eccesso sia necessariamente negativo.
E così, ecco le tendenze per il prossimo inverno. Cominciamo dai capelli. E facciamo solo quelli. (Perché il resto mica tanto bello ho persino visto una tipa che si faceva fotografare con dei pantaloni di Zara in plastica, che ho fortuitamente fotografato anche io in vetrina allo scopo di raccogliere le tendenze per il pubblico del mio iphone, e che potrei condividere con voi ma non lo faccio perché la foto l’ho poi cancellata, prim’ancora di andare alla settimana della moda… mi sono detta non son degni del pubblico del mio aifòn – sono quei pantaloni a pieghe, a palazzo, in poliestere effetto seta, color azzurro pigiama, li vedrete)
I capelli:
I capelli biondi slavati mezzi intinti in un colore schocking. Più il taglio è ordinato e al contempo unto, e meglio è
Effetto pastello slavato, cornice di un volto orientale. Si riconferma anche per l’inverno 2012 che vanno di moda i giapponesi e gli orientali.
Questa aveva un look molto simpatico. Oltre ai capelli, camicia di seta, pantaloni a palazzo. Tutto nero e anoressico.
Il nero, la solitudine, il tirarsela, il voyeurism. Sono sicurezze.
La cofana in testa del colore della pelle che si indossa.
Diciamo la bombetta. E la frangetta. E l’essere alte.
L’amicizia fra donne. (e vabbè la pelliccia e le altre cose che comunque vanno di moda da qualche staggione ormai)
La disperazione, la tinta cammello e la bombetta.
‘Fashion fades, style is eternal’ Y.S. Laurent
Le calze bucate…
di proposito.
Modello star trek e tacco robusto.
ancora.
L’intellettualità.
Il blu (questo sul serio eh)
Il molto lungo.
La scarpa comoda, di legno.
La mia preferita. La sportiva. Zeppa da ginnastica, bicicletta tascabile, capelli colorati, calzetti rossi. Love
Da Londra, per il momento, è tutto.
(Foto un po’ mie e un po’ di Marika Kochiashvili)
Il giornale, Italian paper right wing, owned by Berlusconi – hence more right to say Berlusconi wing– publishes this morning this shameful first page, against Germany – (not it’s not the 1939, it’s 2012).
Apparently, the German paper Der Spiegel has recently attacked Italy for the ‘cruise case’: Der Spiegel, in the pen of Jan Fleischauer, suggests that it’s not for chance that the Concordia cruise sank in Italian territory, and the captain, Schettino, was Italian. He adds also that is not for chance that Schettino was a man. Better to be a woman! This editorial is full of good angles: a “cultural” angle and also a gender angle.
Michele Valensise, the Italian ambassador in Germany, offended by this article, answered back. He suggested to come to Italy (it bitterly reminds me this), to visit the country, to meet single individuals and to see how special we are and blabla. Yes. It is true. (I am so special, studying in UK….)
But Naples “monnezza” stays a reality, and we have to deal with it; our crisis stays a reality, and we have to deal with it; unemployment or underemployment stays a reality, and we have to deal with it; an abuse of internships, corruption, tax evasion. So on.
The article is offensive: it’s provocative, above the tones of a politically correct speech.
The reality, however, is that there are cultural differences, and there are gender differences, but those are not the cause of anything. They must be first a richness, second, a way to create jokes in the pubs.
Stereotyping is not a good angle to write an editorial content, especially considering that the auctoritas of the Der Spiegel is not the same level of a speech held in a pub – yes, with beers.
The ethic in Kant (German philosopher, unbelievable??) teaches us: if others misbehave, continue to behave correctly. Jesus Christ, jewish, says, : “turn the other chick”.
What a surprise!
If Der Spiegel can write a sort of racist article, we can do better, as usual!! The Holocaust Memorial day, instead of an opportunity to reflect, instead of an opportunity to talk about actuality, discrimination, history. Instead of humanity, poetry, witness. Instead of all thousand possibilities that the rhetoric craft can offer, this is the answer of Il Giornale: “We might have Schettino, you (German) have Auschwitz”.
Cool.
Humanity
Every Holocaust Memorial day I publish a poem written by one of my favorite Italian writers, Primo Levi, jewish, who was imprisoned in Auschwitz. He ‘s most known for If this is a man, his account of the year he spent as a prisoner in the Auschwitz concentration camp in Nazi-occupied Poland. His first line is taken from Coleridge, “Since then, at an uncertain hour/ the agony returns” (The Rime of the Ancient Mariner). I can’t translate the rest, unfortunately, because it’s poetry, but the first lines have enough to say – the poem was written in 1984, he was imprisoned in 1943.
Since then, at an uncertain hour
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c’è.
”Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è colpa mia se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni”.
Il superstite P. Levi, 1984
Here we are, I will be your Bridget Jones.
This blog used to be intelligent.
It’s not true.
I think that with today must be the 100th helpmate who tells me “I’m going to die alone”.
My answer, as main expert in relationships, as main ZEN expert in relationships is:
WE ALL ARE GOING TO DIE ALONE.
Yes, but they say “Ok, inbetween now and dying alone, i want to be with someone”.
or: “in between I’d like to have some randomly and pleaseful sex with someone” – which is easier, (in a way and not in England, and not in the real life).
I and my best friend Lauren recognized that the most important issue, in relationships (those already started, ongoing, about-to-finish) is to understand men. It seems easy, because in a lot of English books we were told that they are straightforward and… wait I’m taking my handbook of English… immature, squared, male plug, person with two heads, Someone who is obsessed with women making them sandwiches, pervert,unfair, stupid, idiotic, asshole-like, monstrous etc… (the last ones accordingly with the Urban dictionary)..
We created a questionnaire, men have to fill it in less than 30 minutes and give us back at bananetouringclub@gmail.com.
The problem is that we don’t think that men are going to fill it voluntarily; we have to find a strategy so.
Accordingly with Lauren, really expert in sociology, this strategy could be to give them a cookie or a sandwich or something they really like – try to avoid sex and alcohol: they make them tired and not enough focused. The questionnaire is difficult and really well studied.
Download the questionnaire (here :questionario). Let us know!


























