Vi ricordate che vi ho detto di essere stata alla scorsa edizione della Frieze Art Fair di Londra? Ebbene, mi sono imbattuta in un collettivo d’arte che ha come fine ultimo quello di avvicinare l’arte alla gente. Loro si sono inventati un software che ti permette di suonare una patata (o altre verdure) – guardate il video/intervista lassù (non tradotto).
ll Grizedale arts project, “Colosseum of the consumed” è un programma di performance, legato alla vendita di beni di consumo. Grizedale organization ha la sede in una fattoria, vicino Lake District, nel mezzo della campagna inglese.
Hanno un manifesto interessante, che equivale più o meno a un manifesto di cessazione del postmoderno. Yet, chez eux.
1.Art should be more useful
2.Obvious has become unexpected
3.Constructive working beats deconstructivism hands down
4.Ordinary is the new oscure
4.low impact, high production
6.People like to pay for things they value – it sets a context
7. There is no shock left in shocking
Il progetto con Freize riflette la relazione tra l’arte e il cibo e tra l’arte e la gente (provate a mettere “chiattone/a” invece di arte, non viene carino?) Vorrebbe dimostrare che l’arte può essere utile e può fare del bene. Nella fattispecie alla fiera loro raccolgono soldi per ricostruire un campo da cricket per i cittadini di Coniston.
Dov’è Coniston? Chissà.
Ci sono diversi aspetti interessanti:
1) arte intesa come progetto attivo, collettivo e di produzione (una unità di produzione una unità di produzione una unità di produzione)
2)il riconoscimento da parte delle istituzioni inglesi, come il Frieze, di un progetto simile. Abbiamo in Italia una tale apertura nei confronti di progetti simili? no. Ce li abbiamo i soldi per aprirci? no. Abbiamo Frieze? No. Abbiamo campi da cricket? No. Abbiamo diggei che si vestono da verdure – temo di no.
3) ricongiungimento tra arte e fruitore dell’arte attraverso il cibo o prodotti coltivati dall’artista. Ce l’abbiamo noi? Mah, più o meno. La pastiera di nonna papera, per esempio.
4)Il punto del manifesto che mi piace di più è il 4: Ordinary is the new oscure. Un mava’va’ a tutti quelli che dicono “mah, è banale“. Evviva, evviva.
“Posso guardare L’amour a vingt ans?”
“no, è il secondo episodio di qualcosa di più grosso” – dice il commesso.
Penso, incamminandomi verso l’uscita o verso un’alternativa al film, che io in una videoteca non ci sono mai stata. Certo, eccetto Target, a Padova, nei primi anni di università (avrà chiuso?), e ok, eccetto uno di quei distributori automatici di una città di provincia, da ragazzina, quando i genitori non c’erano e ci saremmo guardate mille volte Cruel Intentions. Ok, sono stata altre volte in una videoteca.
“Credo che allora prenderò la vita di Wittgenstein”
“Oh, va bene. L’hai mai visto prima?” “No” “E’ un film molto divertente, è scuro… certo, pesante… bello, eh, bello… ma sei sicura sia quello che stai cercando?”
Non so cosa sto cercando, capisci, commesso nerd di “Videocity”, volevo guardare L’amour à vingt ans.
“Sì, credo di sì. Mi piacciono le biografie. Non dico per i libri, eh. Di solito ne preferisco i film”
“Non credevo fossi così interessata alle vite degli altri”
“Lo sono.”
“Ma aspetta, la tua tesserae dice che Wittgenstein l’hai già preso ieri?”
“Sì, temporeggiavo perché vorrei vedere L’amour à vingt ans”.
Ieri siamo state al pub vicino Holland Road, io ero alla seconda birra a stomaco vuoto. Holland Road mi piace perché è fricchettona. C’è qualcosa di decadente in quella strada, diciamo tutto. Essere fricchettoni nel 2012 è decadente e rilassato, – ma allo stesso tempo così consapovelmente ricco e saggio. Come tutto ciò che persiste al di fuori di una moda. Un po’ come la vecchiaia, degli altri.
Al pub devo andare in bagno. Lei mi segue, io mi chiudo dentro. Voglio inviare un messaggio. Lei con l’aifon si mtte a scattarmi foto da sopra, me ne accorgo solo quando mi tiro su i pantaloni. Aspetto che lei entri in un altro bagno, per poter uscire dal mio. Sento che entra, io esco. Lei sente che esco: ha fatto una finta, non stava facendo pipì, esce, mi raggiunge. (Shining)
Mi cerca. Io scappo. Apro la porta, lei apre la porta. Io tiro la porta, lei tira la porta. La mia testa finisce tra lo spigolo di un muro e la porta e fa come una pallina da flipper 3-4 volte. Mi manca il respiro. La voglio evitare, è una persona violenta. Vado al bancone innervosita ma parecchio sotto shock dacché conosco i miei polli: mi aspettano giorni di cefalea per via di questi 4 bernoccoli.
Vado al bancone del pub e dico che ho sbattuto la testa volontariamente in 4 punti, chiedo del ghiaccio. Mi guardano straniti. Un uomo mi chiede se non mi senta stupida per aver sbattuto la testa volontariamente in quattro punti. Io gli chiedo se dopo la Cerimonia di aperture delle Olimpiadi, lui non si senta inglese. Questa è troppo fine persino per lui… dico. E infatti lui cambia discorso.
Mi siedo. Quella che mi ha sbattuto la testa sulla porta deve fingere di essere eterosessuale con quelli del pub. Io non so perché, la copro, finché non la ritrovo a ridere della mia stupida autolesione con l’uomo che mi ha chiesto se non fossi stupida.
Il sangue mi sale al cervello e mi trasformo in un guappo napoletano. La fisso. Lei sorride e mi dice “che c’è” io le dico “you fucking bitch, you know why my head is hurting. It’s because you want to achieve with hands what words can’t match, bitch” Lei si imbarazza e guarda il pubblico come a dire “sta scherzando, non è come sembra, io non ho mai toccata nessuna donna”. Lei non si rende conto che il pubblico non ha capito una mazza della frase sopra, e che chiama il sangue. Io la riprendo, la risbatto al muro e le dico ”I will kill you”. Lei mi guarda, e non mi sorprende che
1)amandomi
2)essendo una persona retorica
3)avendo fatto teatro una vita,
mi risponda: “kill me”. Sorrido, tremante. Le dico: “no way. You wish”. E me ne vado, col ghiaccio in testa, a piedi, fino a casa. In 6-7 persone mi chiedono se vogliono essere portata all’ospedale. Io guardo le stelle e dico sempre no, “è questa una notte buona per morire” “un uomo/donna deve essere lasciata libera di fare l’eroe” ma intanto barcollo e, col ghiaccio in testa, il sangue che mi cola da un orecchio e da una tempia, appena uscita da un pub, un po’ alticcia, ecco, sai cosa? Mi sento inglese.
“ok, prendo questo”
L’altro giorno ho detto a mia madre: “Non voglio più coprire i fianchi, ho deciso che sono belli” .
Ebbene sì. La dieta Dunkan ha mietuto un’altra vittima.
Badate bene, questo non è il solito post sulla dieta Dukan. Su “L’ho provata, quell’uomo è da radiare dal mondo”.
Questa è la vera storia di Angela Scottermy, una donna scontenta della propria immagine, tragicamente scomparsa nei giorni scorsi.
Rientrava a casa dopo un meeting di lavoro che l’aveva lasciata con l’amaro in bocca per via della dieta troppo proteica, questo sì, questo lei non poteva immaginarlo, ma anche perché il meeting non era andato troppo bene.
Lei era stanca e insoddisfatta, non andava in bagno da giorni, e al lavoro erano tutti uomini. Con chi condividere la croce e la delizia della dieta Dunkan? Con chi condividere la stitichezza, il bruciore all’ano, la sindrome premestruale, le insoddisfazioni di coppia che si facevano sempre più vivide e consistenti con l’avanzare della dieta.
Il capo se ne era uscito con una frase maschilista “Questa campagna pubblicitaria mi ha lasciato col cazzo duro”.
Angela aveva sorriso a mezza bocca, l’aveva fissato e ovviamente se l’era immaginato col cazzo duro.
Con la scusa che faceval a Dunkan al posto del cazzo aveva immaginato un tubo di: prima Oreo – poi non mi piacciono – poi Baci Perugina – poi no che palle le frasi – e infine un fascio di desiderabili spaghetti al dente al pomodoro, mirabilmente intrecciati, tutti da mordere.
Poi si era detta: restaci, col cazzo duro. Aveva preso la sua Tipo verde e se ne era andata.
Mentre guidava pensava che ok, non era così maschilista… cioè immagina se fosse stata una donna capo e avesse detto “Questa campagna mi ha lasciato completamente bagnata”. Ok, poteva starci. (bagnata… budino al cioccolato…gelato…)
Comunque.
Era ormai da mesi che portava avanti questa Dunkan in modo borderline: alternava giorni di puro rigore a giorni non ce la faccio e mangio liquirizia.
I giorni solo proteine se li scordava ormai. Non riusciva ad andare in bagno… per cui faceva solo giorni proteine e vegetali. E dimagriva comunque. Nei giorni di arigoria morale si sfondava di liquirizia.
No, eh, non le rotelle. La liquirizia quella vera.
Aveva cominciato con le rotelle, poi si era resa conto che contenevano il 3 % di pura liquirizia, ed era passata alle stecchette morbide “panda”, comprate al biologico. Aveva anche la liquirizia rigida, quella al 98 % per intenderci, per i momenti più drammatici.
Il fatto era che questa dieta proteica le abbassava la pressione. Nulla potevano i 4 litri di acqua al giorno che era costretta a bere per non appesantire i reni.
La serata in cui Angela tira le cuoia è una serata “non ce la faccio”. L’idea di addentare dell’altro pollo al curry le imbarazza lo stomaco, così decide di spararsi “Bande apart” di Godard, e nel mentre di finire tutta la liquirizia presente in casa.
Apri’ la credenza. Tirò fuori nell’ordine di minor percentuale di liquirizia pura e quindi maggior peccaminosità: barrette morbide ripiene di cocco, rotelle haribo, rotelle marca biologica, barrette salate olandesi, barrette dolci morbide, stecchette semidure di Rossano, stecchette dure, tronchetti biologici, radici da succhiare.
Si preparò un tè alla liquirizia e cominciò il duro lavoro.
Quando arrivò al punto in cui la donna ricca chiede alla protagonista cosa ti piace e lei risponde “niente”, cercò il pezzo su youtube, non trovò, trovò il trailer, condivise quello su Facebook e continuò a guardare.
Le piaceva come era vestita Odile e le piaceva anche la frangetta. Le piaceva anche il nome: Odile. Le piaceva la lettera O.
Arrivata alle stecchette di rossano le venne un collasso. Pressione troppo alta. Colesterolo alto.
I soccorsi erano arrivati inutili troppo tardi, e se l’erano portata via orizzontale, rigida e fredda. Sringeva in mano i trochetti.
A giorni dalla morte, abbiamo recuperato una bozza di post per il suo blog. Uno dei soliti post sulla dieta Dunkan, per la madre, ne riportiamo un estratto:
“Però mamma, voglio tentare l’ultima dieta. La Dukan. Poi basta.
La dieta consiste in non mangiare carboidrati. Dicono che faccia malissimo, e io voglio crederci, ma voglio anche credere che dimagrire è una buona sensazione per lo spirito e per lo stato generale di salute. Così come lo è ingrassare.
Insomma ci sono 4 fasi: una di attacco, una di mantenimento dimagritivo, una di mantenimento punto. E una di supermantenimento.
La fase di attacco può durare dai 2 ai 20 giorni, dipende da quanto si vuole perdere. Quanto si perde dipende da quanto si pesa, da quante altre diete si sono fatte ecc. Dukan lo chiama “the true weight” che io traduco il “peso onesto”. E che mi ricorda la canzone “the true love waits”, e che potremmo tradurre in “the true love weighs” anche no?
Bon. Io sono al terzo e ultimo giorno della fase di attacco, e non mi sembra invero vero di esserci riuscita. 3 giorni solo proteine, acqua, e caffè.
Oggi pomeriggio ho mandato a quel paese 3 persone. 1 persona ogni giorno di proteine. Tre persone a me care eh, ma che forse non tengono cara alla mia amicizia. Sarebbe molto interessante parlare di tutt’e tre, ma ne dirò solo una. La meno important.”
Devo specificare che è una cosa inventata? Ok, è una cosa inventata. Riferimenti a fatti, persone, nomi reali sono puramente casuali. Anche se li ho gugolati e non ci sono.
Every week end, my way back home on the – at least – 2 night buses gives me lot of human material.
I was powerfully sitting on the aft at the second floor of a double decker bus, on may way home from Dalston to Tottehnam court road, when a bunch of 10 morethandrink guys come to talk to me.
They were American (“no, I’m not American, I’m from California. No, I’m not from California, I’m from s. Francisco”), Canadian, Austrian. Wow.
One of those, typical hipsta-urbo-vintage-but-not-gay Shoreditchguy, showed me the Union Jack. Showed me the Union Jack that he got printed on his pants.
Cool.
I had got off at Totthenam Court Road, and tripped over a young woman in her early 20 almost collapsing – she was drunk. Someone was helping her, but she was laying on the dirty and cold ground, without breathing, completely pale. His boyfriend told me “she’s all right”.
Cool.
I was going to take the 207 when a typical elegant and charming English man came to me, asking how was the woman collapsing: “she’s all right”.
“would you like to fuck with me?”
“sorry?”
“where are you going, shall we go together”
“I’m ok alone, thanks”
“you sure?”
“yes.”
He looked pretty disappointed. Maybe this strategy works with someone.
Cool.
On the bus, the driver was directed to Queensway. Some tourists asked him “is it going to Queensway? ” He answered: “nope”. I was astonished. What? I’m getting off there…
I asked the driver why he didn’t tell them the truth.
“I’m tired” – he said.
Cool.
Mi hanno inculato l’iphone.
Tutto quello che mi succede è una sfiga dietro l’altra, una congiura a mio danno
Per cui ditemi: vi ho fatto qualcosa? Vi sto sul cazzo? Se è così potete semplicemente smettere di pensarmi e vivervi la vostra vita? Mi potete lasciare marcire nella noia?
Come se non bastasse, a completare il quadro di quella che si dice una buona giornata – cominciata a onor del vero con una sentenza Mills prescritta – a furto avvenuto sono due le cose che sono capitate:
1) Una persona “innamorata” (così dice, almeno) di me ha ringraziato il Signore. Ha detto “Thanks God”. Felice della punizione divina a mio danno che mi sono meritata per non averla corrisposta.
2) Un’altra mia amica mi ha detto invece che posso vendere il mio passaporto e guadagnarci 100 £. Io le ho detto che ho pagato 100 euro. Lei, tedesca, è rimasta scioccata. A dire la verità anche io quando ho pagato 100 euro per il passaporto ho avuto riversamenti di bile. Per cui me ne sono uscita con un’invettiva sulle tasse. Dobbiamo pagare le tasse per un Paese dove i miei amici sono tutti senza lavoro e chi lavora evade e chi non evade è un dipendente pubblico. Ho poi aggiunto, “quei 100 euro del passaporto sono finite direttamente nelle mutande di Ruby“.
Quindi, a fronte di questi punti possiamo evincere che 1) sono una persona orribile, e che in tutti i miei casi di amore non corrisposto, che col senno di poi non definirei amore ma noia ammazzata da tentativi di seduzione, il Signore non si è mai preso la briga di fare qualcosa per me. Grazie.
2) E’ arrivato il momento di riflettere seriamente sul livello di qualunquismo delle mie affermazioni. E’ da secoli che non leggo un giornale italiano, so cose a spizzichi e bocconi, non ho nemmeno un’opinione reale su Monti. Monti è bene o male? Amici contenti, amici scontenti. Monti fa qualcosa Cristo?
L’altra settimana sono stata in Italia, e ho speso il mio tempo nell’atarassia più totale, con in mano il mio iphone tutto il tempo. Spedendo mail, chattando su Fb ecc.
Parlando un po’ in giro, l’unica cosa che mi ha risvegliato un po’ di interesse è stata l’affermazione volante, in un bar di Padova: “Monti sta facendo qualcosa perché tratta lo stato come un’azienda”. Il che mi ha ricordato tanto tanto discussioni dei tempi della speranza del governo Silvio. Ma non sapevo cosa ribattere perché la verità è che non sono informata.
Forse, non dirò che questo è un segno che un po’ l’iphone lo devo lasciare da parte. Devo dire che mi mancherà. Era un oggetto che usavo per ogni evenienza. E come farò ora senza google map solo dio lo sa. Andrò di stradario. Cartaceo, come si faceva ai buoni tempi di Parigi.
Vogliamo prenderlo come un segno? Vogliamo dire che ho resistito ad anni di rincitrullimento televisivo ma che adesso mi sto facendo rincoglionire da quell’oggetto? Un po’, un po’ sì. Devo ricominciare a leggere i giornali. Devo motivare il mio qualunquismo.
Dello Ying e Lo Yang. Saper vedere il bene nel male
Di ritorno a casa, ieri, in visibile shock – si trattava pur sempre del mio fidanzato – sento delle tipe, lesbiche, che parlano di orge. Una di loro riesce a dire nel giro di 10 minuti: “ho fatto un’orgia al Massimo con 6 persone, maschi e femmine. Sono un’autarchica delle emozioni. Quando stavo con Fernanda avevo voglia di farmi anche altre, adesso che sono single cerco la qualità. – a questo punto volevo girarmi e stringerle la mano – Fernarda era veramente MONOGAMICA”.
Io credo che da questo momento si possa solo risalire.
ps. si sono fatti anche il kindle, la oyster, le chiavi.
E così dopo qualche piccolo attacco hacker da parte di qualcuno, decido di ritornare a scrivere sul mio Banane restaurato, sebbene non completamente, in italiano. Banane è nato in italiano, ha raccolto critiche, consensi e tanta indifferenza in italiano: non c’è ragione di aggiungere indifferenza in inglese. Ho anche un paio (sì lo so…aiutatemi!) di siti in inglese, uno sulla mia esperienza di knitting londinese legata al mondo della narrazione: studio come fare a maglia, riprendo l’uncinetto e intanto mi leggo saggi di narratologia. Se volete seguirmi, fatelo pure: www.knittinlondon.com. Poi ho anche un profilo su posterous, in cui racconto il mio master qui a Londra, o almeno la parte tecnica: nhowadays.posterous.com.
Ma veniamo a noi. Sono andata a fare un giro alla settimana della moda londinese, che si tiene alla Somerset House (fermata Temple, sulla Circle). Ho scoperto che questa volta, diversamente dalla settimana della moda milanese a ottobre, avrei potuto entrare a vedere qualche sfilata se solo mi fossi registrata per tempo. Non l’ho fatto.
Mi sono svegliata, ho letto sul giornale che c’era la settimana e sono andata a fare un giro. Se solo fossi stata una fashion victim…
La settimana della moda di Londra è più sobria di quella di Milano. Questa la prima impressione. Che sia un bene o che sia un male non lo so, non sono sicura che l’eccesso sia necessariamente negativo.
E così, ecco le tendenze per il prossimo inverno. Cominciamo dai capelli. E facciamo solo quelli. (Perché il resto mica tanto bello ho persino visto una tipa che si faceva fotografare con dei pantaloni di Zara in plastica, che ho fortuitamente fotografato anche io in vetrina allo scopo di raccogliere le tendenze per il pubblico del mio iphone, e che potrei condividere con voi ma non lo faccio perché la foto l’ho poi cancellata, prim’ancora di andare alla settimana della moda… mi sono detta non son degni del pubblico del mio aifòn – sono quei pantaloni a pieghe, a palazzo, in poliestere effetto seta, color azzurro pigiama, li vedrete)
I capelli:
I capelli biondi slavati mezzi intinti in un colore schocking. Più il taglio è ordinato e al contempo unto, e meglio è
Effetto pastello slavato, cornice di un volto orientale. Si riconferma anche per l’inverno 2012 che vanno di moda i giapponesi e gli orientali.
Questa aveva un look molto simpatico. Oltre ai capelli, camicia di seta, pantaloni a palazzo. Tutto nero e anoressico.
Il nero, la solitudine, il tirarsela, il voyeurism. Sono sicurezze.
La cofana in testa del colore della pelle che si indossa.
Diciamo la bombetta. E la frangetta. E l’essere alte.
L’amicizia fra donne. (e vabbè la pelliccia e le altre cose che comunque vanno di moda da qualche staggione ormai)
La disperazione, la tinta cammello e la bombetta.
‘Fashion fades, style is eternal’ Y.S. Laurent
Le calze bucate…
di proposito.
Modello star trek e tacco robusto.
ancora.
L’intellettualità.
Il blu (questo sul serio eh)
Il molto lungo.
La scarpa comoda, di legno.
La mia preferita. La sportiva. Zeppa da ginnastica, bicicletta tascabile, capelli colorati, calzetti rossi. Love
Da Londra, per il momento, è tutto.
(Foto un po’ mie e un po’ di Marika Kochiashvili)
This title may seem inviting, but this post is vapid and long.
There are 3+1 long-standing issues that I live constantly in my everyday life here in London and would like to share before that Wikipedia takes possession of my memory and my brain.
The brothers Gallagher
We don’t know why but that Gallagher brothers are on the papers at least monthly, it’s a fact. One of them pisses in the face of the other, and the other cuts hair at night and lovely insert honey in the pants of the other.
All this makes the news on every channel.
Have you heard the latest?
I would like to strike a blow for the poor Liam, who was forced to have a brother geek to the end. Ok, Liam was definitely the one of the two whith more women, more charming, the most able to convince his mother.
Noel the introspective, the little nerd, the perfectionist, the old man. Liam as well but with more style and with feigned disinterest. The classic guy who seems to be brilliant without any efforts, which always goes out and has a very active social life – and then at night the reality is that he spends time reading the Bible (this point probably not true, but if it were, I would be in love with Liam).
However, so much so, Noel Gallagher has recently released an album. Having listened to it, the reality is that I could have standed just a song. Boring. The death of me and you.
I only know that these days is the loser that goes out of fashion. Now, if you’re out of luck (out of luck is the google translation of Sfigato), you, Noel – and we know it – there is the necessity to highlight your period of glory with a song?
Do you want to recover from bad luck, making you even more because you chose the wrong time? Apparently so.
Amy Winehouse vs. Adele: Chasing Pavements
Now. The British music industry churns out a talent or alternative pop music a day, as Berlusconi used to embarrass Italianship. So there is a column in The Guardian titled: The band of the day. That means that they have a decent band every day. Is it possible? Oh well, it must be a joke, English sarcasm, I’m sure.
Amy Winehouse is still dead. She had feeding disorders and an innate talent, not reason to explain here that point. She has given rise to a current aesthetics, Winehouserism – ok.
Adele, the girl in good health, slips into this current, of course. Also, she has the talent, and unlike Amy, eat many carbohydrates and leads a healthy life. In short, she is perfectly fashionable.
The British press, following the death of Amy, has not failed to notice us at least once a day is healthy as compared to Amy.
But in short, a little sensitivity in applying the perspective of capitalistic substitutability to humans. You know the insane habit in Italian of saying ‘all useful, and none required’ (tutti utili e nessuno indispensabili) that 100% depersonalizes the uniqueness of each one of us.
We can do without, of course, as you can do without everything, but it is not the same thing. It is not. We have to be romantic, disappointed and we have to stop to watch stupid Sex & The city.
Adele is not Amy. Amy won’t come back. No one will give back to anyone. We can just hope for something different.
Still, we can eat tons of ice cream to recover from our diseases. But nobody, nobody ever will give back what we lost. We must all die, might as well rely on our irrecoverable uniqueness.
The ‘move on’ policy is not easy.
And afterwards what does it mean Chasing Pavements?
Gary Barlow vs Robbie Williams
I’ve been spending quite nights watching X –factor, which is tedious – I did because I had to. I ‘ve never had the passion for it, neither when I was in Italy. This time I had the occasion to see that Gary Barlow (TT) is not dead. The intellectual nerdy of Take That has came back. And, since that nerditude is the cutting edge in lifestyle, Gary is overcoming his foremost enemy: Robbie Williams. I’m sorry for Robbie. And I utterly preferred the times when cooleness ruled.
Patience.
Cappuccino with cinnamon
I found a very good thing that I don’t know whether English or American: cappuccino with cinnamon. The cinnamon powder I say, not syrup.
I became addicted, so I always carry with me a box of spices to add to everything. Great. Great thing.
But an Italian barista caught me while I was doing the operation of adding cinnamon in my cappuccino, and told me I’m not Italian anymore.
So I started to write in English. I seriously rely on baristas.
The press, however, does not talk about that. Yet, c’est dommage, because I’d have known more about cinnamon and cappuccino. More than everything.
Paul- “Dude your beard is gross, you should shave.”
John- “Sorry bro, it’s no shave november.”
E’ da anni che ho a che fare con loro. Con gli inglesi, dico. E ok, un po’ come il linguaggio dei computer, li capisco e non li capisco; non riesco mai ad andare oltre a un certo punto. Posso dire una cosa: sono persone che sanno fare le cose a tema. Loro il dress code alle feste lo prendono seriamente. Se vai a una festa di Halloween e non sei vestito da Halloween, oltre a essere straniero, oltre a essere diverso, c’è il rischio che non ti facciano entrare. Anche se sono amici tuoi. Il code viene prima di tutto. Il code viene prima dell’amicizia. Prima dell’amore. Prima di tua madre.
E così l’altra sera sono andata al pub (New Cross House, Londra) e ho scoperto che questo mese non mi devo depilare, che bello!!! C’è un altro dei loro milleduecentocinquanta codici. Questo mese è il no –shave November, al pub c’è un cartellone con tutti I tipi di baffi.
E in verità pare che sia una festività nazionale, insieme a quella della legion d’onore che devo ancora ben capire che cosa sia, vedo gente con spille di papaveri in giro.
Come per ogni trend che si rispetti, decido di twitterarlo per saperne di più e scopro che no, è solo una roba per uomini. Pare che la barba dia fastidio alle femmine durante le pratiche sessuali (le svariate), e che queste si lamentino durante il resto dell’anno. Tuttavia qualche “ribelle” ha pensato di rispondere al no shave November con un no-sex November – ma per me no è una buona idea. Sembra quasi che il sesso faccia piacere solo agli uomini poi.
Pare che le donne rivendichino la possibilità di non depilarsi, ma che gli uomini non ne vogliano sapere niente; in generale le donne si devono depilare. Beh se è così, io personalmente mi faccio crescere I baffi sulla mia. Tiè. (Su Smemoranda ce la siamo sbrigati così)



























