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Nostaglie I

maggio 30, 2011  |  Pillola del suicidio  | 

Padova è bella. Di lei mi piacciono certe ore del giorno, immobili:  quelle della domenica, all’una, quando non c’è nessuno e fuori c’è il sole; quelle della notte, con la luna, indecisi se indugiare a passeggio o andare a letto. Mi piace, la domenica, andare in giro, in bici, a quell’ora in cui è impossibile recuperare un giornale, zigzagando per il centro, nelle viuzze, cantando “tutututututu” (amelodico ma quasi poetico). Poi è tardi, e nel ritorno mi ritrovo a riflettere che tutti i cinema sono chiusi, e il centro sta morendo. Ma, poi non importa: ché tanto non sono ore quelle, per il cinema.

Un pop di romagna a Milano

aprile 12, 2011  |  BANANA LIFESTYLE  | 

Trallalero trallalà vado in bici a lavorar… e torno a casa pure, in bici. Percorro dal basso verso l’alto Corso Lodi, approfitto di 25 metri di ciclabile (che senso hanno 25 metri, bah), rischio la vita nel km seguente, ma lo faccio con sicurezza e con un sorriso, con quella spensierata adolescenza che ti dà la bici.

Come quando ero adolescente ho una bici senza marce e senza cambio, da uomo, più alta di me, ma che ha il beneficio di farti le gambe più lunghe, per il costante stretching a cui si è sottoposti. Ho il lusso dei freni. Rischio crampi ai polpacci ogni 2 secondi per quanto è alta.  Diversamente dall’adolescenza, però, ho la gonnella e le gambe in vista, sebbene imbalsamate nella somatoline.
Mi accorgo di essere in romagna quando, costeggiando una fermata dell’autobus, un paio di vecchine mi guardano con disappunto perché sto mostrando a tutti le cosce e forse, non ne sono certa, anche le mutande. Mi fanno cenno di no, col capo, non si fa.
Ok, ma questa bici ho, che ci devo fare?

Mi faccio prendere dallo spirito romagnolo e nella rotonda di Piazzale Lodi inforco viale Umbria tirando fuori il braccio, a modi freccia, come nelle migliori situazioni  po’ pianura padana e un po’ provincia, un po’ provincia che va in città.Tutte le macchine rispettano il mio “segno” e mi lasciano passare.
Quasi, quasi, dico, quasi quasi mi fermo alla coop (che è ipercoop in verità, ma nessuno deve saperlo) e mi compro le vitamine per affrontare la primavera. Di fronte a questa trovo un banchetto del partito comunista che mi vuole far firmare. Se mi tira fuori un accento romagnolo firmo, penso. No, accento meneghino. Poi mi sa che non sarei stata comunque residente. Senta mi faccia vivere il mio sogno romagnolo in grazia di Dio e simuli un accento romagnolo, dico, niente, mi guarda esterrefatto e mi chiede se voglio firmare.

Faccio un vialetto alberato e sono a casa. Ci lascerò le penne, penso, ma io il casco da bici non me lo voglio mettere. E’ da sfigati.

Non mi dite che la scelta della canzone non è adatta perché parla di Emilia e non di Romagna ché mi arrabbio.