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My Mozilla fest 2012 in 10 shots

My Mozilla fest 2012 in 10 shots

novembre 23, 2012  |  Social Media & Tech, week end  | 

This year the Mozilla Fest, from 9th to 11th of November in London, was, using the iconic  language of the executive director Mark Surmann: A.W.E.S.O.M.E.

Apart from that, I really enjoyed my time with my ex classmates (Creating social media gang at Goldsmiths 2011-12), press colleagues, the really kind and lovely PR – mozillian- equipe.

I wrote an article for Corriere.it, about learning, coding and kids, which is here. Also  Marta Serafini,  staff writer for the same paper, wrote a piece describing the Festival, here.

Having said that, let’s move on  to the 10 pics I selected from my buck (the selection and the post production is a collaborative project with my friend/colleague/ex-classmate  but above all excellent photographer Marika Kochiashvili).

1) Play with everything but especially with bananas. (just connect a sort of Arduino to your bananas along with a graphical language and daz it, and ok: still you have to know some music as well)

2) “makie”: you can create your digital/physical identity in a shape of a doll, with (of course) an edgy 3D printer (what else?)

“wwhat is that” – Olga

“they are makies. U can create a doll who looks like u.” – Marika

“and…?” – Olga

“and they will 3d print it for ya. (ah olga dont torture me) http://makie.me u can create the one like u and screenshot it, and use for blog as image http://makie.me/makie/start/” – Marika

3) Lazy Firefox.

)

 

4) The only one who managed to have the internet connection. Always. Plus, he was good looking. A real privileged.

5) Coding vs vinyls. Well, here is just coding, vinyls were outside smoking (Mozilla party).

6) Moustache -ing (Mozilla Party) it’s Movember, init?

 

 

 

7)Pretending to be in Milan. (yes, we were purposely blocking the traffic of the people on the mechanical stairs)

 

 

 

8) Zeega: Interactive storytelling.

9) A mac like a lake, where you can actually see yourself, with all the meta-philosophical implications.

 

 

10) Coding for kids, with scratch (MIT)

 

 

And here there is a bonus, from the East (Dalston junction): #adoptatelevision. See you next year!

From Olga & Marika, that’s all folks. 

 

 

Ecco come mi sono rotta il piede (o una gamba) a Londra, per la seconda volta. O meglio: my 50 shades

Ecco come mi sono rotta il piede (o una gamba) a Londra, per la seconda volta. O meglio: my 50 shades

ottobre 1, 2012  |  BANANA LIFESTYLE  | 

 

 

La prima volta che mi sono rotta una caviglia, a Londra, è stato nel 2008.  E’ andata così: la metro era piena di gente, sono andata nel panico, ho deciso di prendere un bus, ho attraversato la strada, non ho guardato dalla parte giusta, una bici mi ha investito, esito: trimalleolare, caviglia sinistra. Operazione. Viti. Un anno. Operazione. Non più viti. Palle.

 

Ma alla fine non mi hai raccontato come ti sei rotta il piede adesso…

 

Se c’è qualcuno che ancora non sa come mi sono rotta il piede, è bene illuminare l’oscurità dei fatti, con un’autointervista che per lo più si basa sulle FAQ da bar e da pub.

 

Come ti sei rotta il piede?

 

Sono caduta dalle scale.

 

Really? It seems like a cliché.

No man, nobody wanted to kill me, I’m not trying to hide the reality of facts. I truly fell down the stairs.

 

Oh, no way.

 

Well, ok, you caught me. I was having bondage sex with a guy, inspired by 50 shades. I was, of course, the submissive. He was fetishist, completely crazy for my feet. Hence he started to rope my left foot all around because he liked to. Well he tighted the rope too much. He broke the base of my 5th metatarsal.

 

Quante scale? How many stairs? – I dettagli da cronaca che la gente vuole sapere

 

Cinque, cinque scalini (dettaglio inventato che genera due reazioni: Oh, jizz, cazzo così tante? “eh, sì” ; oppure “beh non tanti scalini” . scusa no, credo 10 scalini, sono caduta da 10 scalini”)

 

Ti hanno soccorso?

No.

 

Come non ti hanno soccorso?

No, piangevo sola e seduta per il dolore, dopo 2-3 minuti un ragazzo mi ha chiesto se stavo male o se mi fossi fatta male. Mi ha portato dell’acqua.

 

Che tipo di scarpe indossavi?

Sandal bassi, un po’ larghi.

 

Ok, ma racconta bene.

 

Allora. Erano 12.00 del 30 agosto, a un’ora dalla consegna del progetto finale del mio master mi sono resa conto che non avrei mai fatto a tempo a cambiare alcune cose. Così ho deciso di stampare e correggere su carta e di fare questa cosa (ossessivamente ) tre volte, per non avere errori di nessun tipo: battitura, concettuali e bibliografici.

Per stampare all’università ho bisogno della mia carta studenti. Ho perso la carta studenti, cioè a un certo punto non la trovavo più. Mi sono detta: è impossibile, io sono entrata con questa carta. Ho cominciato a vagare compulsivamente per il piano, finché non mi sono arresa l’evidenza: la carta era persa, per sempre. Sono andata dalla mia amica e le ho chiesto di prestarmi la carta. Me l’ha prestata, l’orologio segnava le 12.20. La consegna all’una, e dovevo ancora stampare, correggere, e rilegare. Panico. Sono corsa al piano terra a stampare. Sono scivolata, mi sono aggrappata al corrimano, la mia mano è scivolata, mi sono distorta la caviglia e rotta il piede. All’inizio non me ne sono accorta, potevo muovere piede e caviglia e andava bene così. Mi faceva molto male, ma potevo camminarci. Salgo su, rido e piango: rido per la scena, piango di dolore. Dico alla mia amica: “please go and print the thing”

Le dico “oh, I think I will go to the hospital later”. Pochi minuti e si forma un bubbone all’altezza della base del quinto metatarso. Un bubbone duro. Mi giro, smetto di ridere e dico “oh jizzzz, it’s broken, it’s fucking broken”. Entro in fase di shock, non capisco più niente. Ho bisogno di un interprete. L’interprete è la mia amica, la quale mi ritrova la carta e il cellulare (nella caduta ho perso pure il cellulare). Lascio la biblioteca in autoambulanza. Insomma sì: è la storia di una secchiona sfigata che non riuscirà mai a vedere la propria tesina stampata. Nemmeno in pdf.

 

No way…

 

Well guys, what I was fond of, were basically his hands. They looked strong, at the same time velvety.Well, the way he touched me was velvet. He had sexy lips, and he was a passionate kisser. He was Greek. Then at some point, I was at his place, he takes a lace and start to rope me. He noticed my feet, he was in awe! And, ok, you know I just had a pedicure so they were reaaaaally attractive. So he tied my foot. He was giving me instructions on how to use my feet for his pleasure. And at some point – well  - he couldn’t bare his excitement and – well – he fucking broke my bone. And you know what? I liked it.

 

Come sono gli ospedali inglesi?

 

Beh, insomma. Diciamo che le stampelle e il tutore li ho avuti gratis. In Italia paghi per tutto.

Quanto al resto c’è differenza tra la prima volta che mi sono rotta la caviglia e questa volta. La prima volta sono stata ricoverata, mi hanno dato la morfina (facendomi quindi sulle prime credere che era giunta la mia ora . beh in Italia la morfina la danno ai malati terminali); questa volta non sono stata visitata da un ortopedico all’inizio ma da un radiologo o caposala o dottore, non so, il quale ha visto che era rotto e mi ha detto: “ti mettiamo il gesso, ne avrai per 6 settimane, ma non ti posso dire altro perché non lo so”.  Mi sono detta: bene. Al St. Mary’s hospital hanno perso tutto perché il fax era rotto. Ho dovuto chiamare e alla fine l’ortopedico mi ha visitato dopo 10 giorni, dandomi il tutore. Mi ha detto: “non crediamo che si debba operare ma non ne siamo sicuri”

 

Quindi adesso sto aspettando.

 

Cosa?

 

Basically, the Radiohead concert.  And my next xray.

 

Are you gonna forgive him?

 

Yes of course, what should I do? At the end of the day it’s just some passion.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Posso guardare L’amour a vingt ans?

luglio 29, 2012  |  LONDON, SPLIT  | 

 

 

“Posso guardare L’amour a vingt ans?”

“no, è il secondo episodio di qualcosa di più grosso” – dice il commesso.

Penso, incamminandomi verso l’uscita o  verso un’alternativa al film, che io in una videoteca non ci sono mai stata. Certo, eccetto Target, a Padova, nei primi anni di università (avrà chiuso?), e ok, eccetto uno di quei distributori automatici di una città di provincia, da ragazzina, quando i genitori non c’erano e ci saremmo guardate mille volte Cruel Intentions. Ok, sono stata altre volte in una videoteca.

“Credo che allora prenderò la vita di Wittgenstein”

“Oh, va bene. L’hai mai visto prima?” “No” “E’ un film molto divertente, è scuro… certo, pesante… bello, eh, bello… ma sei sicura sia quello che stai cercando?”

Non so cosa sto cercando, capisci, commesso nerd di “Videocity”, volevo guardare L’amour à vingt ans.

“Sì, credo di sì. Mi piacciono le biografie. Non dico per i libri, eh. Di solito ne preferisco i film”

“Non credevo fossi così interessata alle vite degli altri”

“Lo sono.”

“Ma aspetta, la tua tesserae dice che Wittgenstein l’hai già preso ieri?”
“Sì, temporeggiavo perché vorrei vedere L’amour à vingt ans”.

Ieri siamo state al pub vicino Holland Road, io ero alla seconda birra a stomaco vuoto.  Holland Road mi piace perché è fricchettona. C’è qualcosa di decadente in quella strada, diciamo tutto. Essere fricchettoni nel 2012 è decadente e rilassato, – ma allo stesso tempo così consapovelmente ricco e saggio. Come tutto ciò che persiste al di fuori di una moda. Un po’ come la vecchiaia, degli altri.

Al pub devo andare in bagno. Lei mi segue, io mi chiudo dentro. Voglio inviare un messaggio. Lei con l’aifon si mtte a scattarmi foto da sopra, me ne accorgo solo quando mi tiro su i pantaloni. Aspetto che lei entri in un altro bagno, per poter uscire dal mio. Sento che entra, io esco. Lei sente che esco: ha fatto una finta, non stava facendo pipì,  esce, mi raggiunge. (Shining)

Mi cerca. Io scappo. Apro la porta, lei apre la porta. Io tiro la porta, lei tira la porta. La mia testa finisce tra lo spigolo di un muro e la porta e fa come una pallina da flipper 3-4 volte. Mi manca il respiro. La voglio evitare, è una persona violenta. Vado al bancone innervosita ma parecchio sotto shock dacché conosco i miei polli: mi aspettano giorni di cefalea per via di questi 4 bernoccoli.

Vado al bancone del pub e dico che ho sbattuto la testa volontariamente in 4 punti, chiedo del ghiaccio. Mi guardano straniti. Un uomo mi chiede se non mi senta stupida per aver sbattuto la testa volontariamente in quattro punti. Io gli chiedo se dopo la Cerimonia di aperture delle Olimpiadi, lui non si senta inglese. Questa è troppo fine persino per lui… dico. E infatti lui cambia discorso.

Mi siedo. Quella che mi ha sbattuto la testa sulla porta deve fingere di essere eterosessuale con quelli del pub. Io non so perché, la copro, finché non la ritrovo a ridere della mia stupida autolesione con l’uomo che mi ha chiesto se non fossi stupida.

Il sangue mi sale al cervello e mi trasformo in un guappo napoletano. La fisso. Lei sorride e mi dice “che c’è” io le dico “you fucking bitch, you know why my head is hurting. It’s because you want to achieve with hands what words can’t match, bitch” Lei si imbarazza e guarda il pubblico come a dire “sta scherzando, non è come sembra, io non ho mai toccata nessuna donna”.  Lei non si rende conto che il pubblico non ha capito una mazza della frase sopra, e che chiama il sangue. Io la riprendo, la risbatto al muro e le dico ”I will kill you”. Lei mi guarda, e non mi sorprende che

1)amandomi

2)essendo una persona retorica

3)avendo fatto teatro una vita,

mi risponda: “kill me”. Sorrido, tremante. Le dico: “no way. You wish”. E me ne vado, col ghiaccio in testa, a piedi, fino a casa. In 6-7 persone mi chiedono se vogliono essere portata all’ospedale. Io guardo le stelle e dico sempre no, “è questa una notte buona per morire” “un uomo/donna deve essere lasciata libera di fare l’eroe” ma intanto barcollo  e, col ghiaccio in testa, il sangue che mi cola da un orecchio e da una tempia, appena uscita da un pub,  un po’ alticcia, ecco, sai cosa? Mi sento inglese.

 

“ok, prendo questo”

 

 

 

I Tampax Pearl sul Forum Ideale di Yahoo

I Tampax Pearl sul Forum Ideale di Yahoo

maggio 16, 2012  |  BANANA LIFESTYLE  | 

 

“Ragazze avete provato i tampax pearl? io sono curiosa ma non so se fare l’investimento perché costano un bel po’, però alla Coop stanno in offerta” —  Lambdax

Cat_Dalstoner: Ho provato i tampax pearl. Sono veramente un’evoluzione dell’assorbenza interna. Lo sono. L’applicatore è liscio, fresco, ergonomico. Ha ombrature perlacee. L’involucro di plastica è SIGILLATO ed è plastificato, in modo che non si apre in borsetta divulgando il sacro segreto delle mestruazioni.

L’assorbente è silente, una volta inserito non te lo senti, ti dimentichi quasi di avere le cose, questo perché invece di gonfiarsi casualmente e indiscriminatamente, si gonfia come un cono, la cui punta è la parte più vicina all’esterno. Non so voi, ragazze, ma a me quella cosa gonfia a un certo punto mi dà veramente fastidio quando si avvicina all’estremità esterna, nella zona di limbo della cavità tra interno ed esterno.

Purtroppo sì: costano un botto, ma io li ho trovati qui a Londra a Dalston, nel Sainsbury. Li ho pagati solo 2 £, ma alla cassa ho visto che il prezzo ORIGINARIO era 4 £…. un bel po’!!!

Risposta votata 7 stelline.

Green_peaks: Guarda Cat, avrai anche ragione, ma in una società consumistica come la nostra, spendere così tanti soldi diventa un vero peccato se si fa un paragone con la fame del mondo. Senza contare che poi tutta quella plastica è molto negativa per l’ambiente e sai benissimo a cosa mi riferisco.

Certo che le tue argomentazioni sono molto forti, per cui se li trovo in offerta li compro anche io…. ma alla Coop dove, in Viale Umbria??

Lambdax: No, io li ho trovati in offerta alla Coop di Campodarsego, costavano 7 euro per un pacco da 52. L’unica cosa è che ho le mestruazioni molto abbondanti quindi può diventare veramente una spesa.

Cat_Dalstoner: Guarda Sbarbi, anche io ho le mestruazioni abbondanti, anzi, HO UN FIUME. Però riesco a fronteggiare la spesa usando i Pearl per i giorni di flusso maggiore (sono veramente una cosa spettacolare…) poi compro le sottomarche sia per l’assorbenza esterna, sia per i giorni di flusso minore….

Lambdax: Grazie Cat! Mi sembra la cose migliore. A proposito: ma cosa fai lì a Londra? Sono curiosa pensavo di trasferirmi anche io. Ma ragazze ma voi avete rapporti sessuali con le mestruazioni?

Cat_Dalstoner: Io ho sempre le mie cose, quindi per forza di cose…. comunque qui ci cono tantissime opinioni interessanti al riguardo. http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080304062134AAHCFYG

#My_Human_Stain

#My_Human_Stain

maggio 12, 2012  |  LONDON  | 

Every week end, my way back home on the – at least – 2 night buses gives me lot of human material.

I was  powerfully sitting on the aft at the second floor of a double decker bus, on may way home from Dalston to Tottehnam court road, when a  bunch of 10 morethandrink guys come to talk to me.
They were American (“no, I’m not American, I’m from California. No, I’m not from California, I’m from s. Francisco”), Canadian, Austrian. Wow.
One of those, typical hipsta-urbo-vintage-but-not-gay Shoreditchguy, showed me the Union Jack. Showed me the Union Jack that he got printed on his pants.
Cool.
I had got off at Totthenam Court Road, and tripped over  a young woman in her early 20 almost collapsing  – she was drunk. Someone was helping her, but she was laying on the dirty and cold ground, without breathing, completely pale. His boyfriend told me “she’s all right”.
Cool.
I was going to take the 207 when a typical elegant and charming English man came to me, asking how was the woman collapsing: “she’s all right”.
“would you like to fuck with me?”
“sorry?”
“where are you going, shall we go together”
“I’m ok alone, thanks”
“you sure?”
“yes.”
He looked pretty disappointed. Maybe this strategy works with someone.
Cool.
On the bus, the driver was directed to Queensway. Some tourists asked him “is it going to Queensway? ” He answered: “nope”. I was astonished. What? I’m getting off there…
I asked the driver why he didn’t tell them the truth.
“I’m tired” – he said.
Cool.

London Fashion week 2012. In italiano

febbraio 21, 2012  |  BANANA LIFESTYLE, LONDON  | 

E così dopo qualche piccolo attacco hacker da parte di qualcuno, decido di ritornare a scrivere sul mio Banane restaurato, sebbene non completamente, in italiano. Banane è nato in italiano, ha raccolto critiche, consensi e tanta indifferenza in italiano: non c’è ragione di aggiungere indifferenza in inglese. Ho anche un paio (sì lo so…aiutatemi!) di siti in inglese, uno sulla mia esperienza di knitting londinese legata al mondo della narrazione: studio come fare a maglia, riprendo l’uncinetto e intanto mi leggo saggi di narratologia. Se volete seguirmi, fatelo pure: www.knittinlondon.com. Poi ho anche un profilo su posterous, in cui racconto il mio master qui a Londra, o almeno la parte tecnica: nhowadays.posterous.com.

Ma veniamo a noi. Sono andata a fare un giro alla settimana della moda londinese, che si tiene alla Somerset House (fermata Temple, sulla Circle). Ho scoperto che questa volta, diversamente dalla settimana della moda milanese a ottobre,  avrei potuto entrare a vedere qualche sfilata se solo mi fossi registrata per tempo. Non l’ho fatto.

Mi sono svegliata, ho letto sul giornale che c’era la settimana e sono andata a fare un giro. Se solo fossi stata una fashion victim…

La settimana della moda di Londra è più sobria di quella di Milano. Questa la prima impressione. Che sia un bene o che sia un male non lo so, non sono sicura che l’eccesso sia necessariamente negativo.

E così, ecco le tendenze per il prossimo inverno. Cominciamo dai capelli. E facciamo solo quelli. (Perché il resto mica tanto bello ho persino visto una tipa che si faceva fotografare con dei pantaloni di Zara in plastica, che ho fortuitamente fotografato anche io in vetrina allo scopo di raccogliere le tendenze per il pubblico del mio iphone, e che potrei condividere con voi ma non lo faccio perché la foto l’ho poi cancellata, prim’ancora di andare alla settimana della moda… mi sono detta non son degni del pubblico del mio aifòn – sono quei pantaloni a pieghe, a palazzo, in poliestere effetto seta, color azzurro pigiama, li vedrete)

I capelli:

I capelli biondi slavati mezzi intinti in un colore schocking. Più il taglio è ordinato e al contempo unto, e  meglio è

Effetto pastello slavato, cornice di un volto orientale. Si riconferma anche per l’inverno 2012 che vanno di moda i giapponesi e gli orientali.

Questa aveva un look molto simpatico. Oltre ai capelli, camicia di seta, pantaloni a palazzo. Tutto nero e anoressico.

Il nero, la solitudine, il tirarsela, il voyeurism. Sono sicurezze.

La cofana in testa del colore della pelle che si indossa.

Diciamo la bombetta. E la frangetta. E l’essere alte.

L’amicizia fra donne. (e vabbè la pelliccia e le altre cose che comunque vanno di moda da qualche staggione ormai)

La disperazione, la tinta cammello e la bombetta.

‘Fashion fades, style is eternal’ Y.S. Laurent

Le calze bucate…

di proposito.

Modello  star trek e tacco robusto.

ancora.

L’intellettualità.

Il blu (questo sul serio eh)

Il molto lungo.

La scarpa comoda, di legno.

La mia preferita. La sportiva. Zeppa da ginnastica, bicicletta tascabile, capelli colorati, calzetti rossi. Love

 

Da Londra, per il momento, è tutto.

 

(Foto un po’ mie e un po’ di Marika Kochiashvili)

 

 

 

 

 

I don’t want to die alone

gennaio 24, 2012  |  FIN'AMOR  | 

Here we are, I will be your Bridget Jones.

This blog used to be intelligent.

It’s not true.

I think that with today must be the 100th helpmate who tells me “I’m going to die alone”.

My answer, as main expert in relationships, as main ZEN expert in relationships is:

WE ALL ARE GOING TO DIE ALONE.

Yes, but they say “Ok, inbetween now and dying alone, i want to be with someone”.

or: “in between I’d like to have some randomly and pleaseful sex with someone” – which is easier, (in a way and not in England, and not in the real life).

I and my best friend Lauren recognized that the most important issue, in relationships (those already started, ongoing, about-to-finish) is to understand men. It seems easy, because in a lot of English books we were told that they are straightforward and… wait I’m taking my handbook of English… immature, squared,  male plug, person with two heads, Someone who is obsessed with women making them sandwiches, pervert,unfair, stupid, idiotic, asshole-like, monstrous etc…  (the last ones accordingly with the Urban dictionary)..

 

We created a questionnaire, men  have to fill it in less than 30 minutes and give us back at bananetouringclub@gmail.com.

The problem is that we don’t think that men are going to fill it voluntarily; we have to find a strategy so.

Accordingly with Lauren, really expert in sociology, this strategy could be to give them a cookie or a sandwich or something they really like – try to avoid sex and alcohol: they make them tired and not enough focused. The questionnaire is difficult and really well studied.

 

 

Download the questionnaire (here :questionario). Let us know!

 

 

What I understood of UK (from papers and television) and why I prefer cinnamonic coolness

dicembre 18, 2011  |  BANANA LIFESTYLE, LONDON  | 

This title may seem inviting, but this post is vapid and long.

There are 3+1 long-standing issues that I live constantly in my everyday life here in London and would like to share before that Wikipedia takes possession of my memory and my brain.

The  brothers Gallagher

We don’t know why but that Gallagher brothers are on the papers at least monthly, it’s a fact. One of them pisses in the face of the other, and the other cuts hair at night and lovely insert honey in the pants of the other.

All this makes the news on every channel.

Have you heard the latest?

I would like to strike a blow for the poor Liam, who was forced to have a brother geek to the end. Ok, Liam was definitely the one of the two whith more women, more charming, the most able to convince his mother.

Noel the introspective, the  little nerd, the perfectionist, the old man. Liam as well but with more style and with feigned disinterest. The classic guy who seems to be brilliant without any efforts, which always goes out and has a very active social life – and then at night the reality is that he spends time reading the Bible (this point probably not true, but if it were, I would be in love with Liam).

However, so much so, Noel Gallagher has recently released an album. Having listened to it, the reality is that I could have standed just a song. Boring. The death of me and you.

I only know that these days is the loser that goes out of fashion. Now, if you’re out of luck (out of luck is the google translation of Sfigato), you,  Noel – and we know it – there is the necessity to highlight your period of glory with a song?

Do you want to recover from bad luck, making you even more because you chose the wrong time? Apparently so.

Amy Winehouse vs. Adele: Chasing Pavements

Now. The British music industry churns out a talent or alternative pop music a day, as Berlusconi used to embarrass Italianship. So there is a column in The Guardian titled: The band of the day. That means that they have a decent band every day. Is it possible? Oh well, it must be a joke, English sarcasm, I’m sure.

Amy Winehouse is still dead. She had  feeding disorders and an innate talent, not reason to explain here that point. She has given rise to a current aesthetics, Winehouserism – ok.

Adele, the girl in good health, slips into this current, of course. Also,  she has the talent, and unlike Amy, eat many carbohydrates and leads a healthy life. In short, she is perfectly fashionable.

The British press, following the death of Amy, has not failed to notice us at least once a day is healthy as compared to Amy.

But in short, a little sensitivity in applying the perspective of capitalistic substitutability to humans. You know the insane habit in Italian of saying ‘all useful, and none required’ (tutti utili e nessuno indispensabili) that 100% depersonalizes the uniqueness of each one of us.

We can do without, of course, as you can do without everything, but it is not the same thing. It is not. We have to be romantic, disappointed and we have to stop to watch stupid Sex & The city.

Adele is not Amy. Amy won’t come back. No one will give back to anyone. We can just hope for something different.

Still, we can eat tons of ice cream to recover from our diseases. But nobody, nobody ever will give back what we lost. We must all die, might as well rely on our irrecoverable uniqueness.

The ‘move on’ policy is not easy.

And afterwards  what does it mean Chasing Pavements?

Gary Barlow vs Robbie Williams

I’ve been spending quite nights watching X –factor, which is tedious – I did because I had to. I ‘ve never had the passion for it, neither when I was in Italy. This time I had the occasion to see that Gary Barlow (TT) is not dead. The intellectual nerdy of Take That has came back. And, since that nerditude is the cutting edge in lifestyle, Gary is overcoming his foremost enemy: Robbie Williams. I’m sorry for Robbie. And I utterly preferred the times when cooleness ruled.

Patience.

Cappuccino with cinnamon

I found a very good thing that I don’t know whether English or American: cappuccino with cinnamon. The cinnamon powder I say, not syrup.

I became addicted, so I always carry with me a box of spices to add to everything. Great. Great thing.

But an Italian barista caught me while I was doing the operation of adding cinnamon in my cappuccino, and told me I’m not Italian anymore.

So I started to write in English. I seriously rely on baristas.

The press, however, does not talk about that. Yet, c’est dommage, because I’d have known more about cinnamon and cappuccino. More than everything.

DDPP – Dance Dance Party Party! London

ottobre 12, 2011  |  TOURING  | 

Con questo post apriamo un’altra sezione, e ne togliamo una, devo ancora decidere quale, credo Week End.

Touring sì Sì touring, naturalmente, parla di viaggi. Avrei dovuto aprirla molto prima, ma sembra così illogico mettere  touring laddove touring è nel titolo, del mio blog, no? Una specie di mise en abime al contrario, un puntello, un’inutile pesantezza.

Tant’è, ragazzi, io torno alla carica come reporter del Mondo Della Notte, raccontandovi di questa moda, che non mi sento di definire nuova, ma immagino che per quando arriverà al Corriere, alla Repubblica e a Velvet, sarà già estinta come un dinosauro e qualche intellettuale dirà “la novità”, o quello che è veramente peggio “si porta”, facendoci sentire tutti dei matusa, che usiamo il termine matusa per coerenza, almeno. La coerenza è una gran cosa, ad ogni buon conto, peccato che all’oste non si facciano i conti della noia.

In ogni caso, stasera sono andata a una classe di danza/antidanza. “Dance,Dance, Party Party”. (1o appuntamento)

Che vuol dire?

Ve lo dico in breve. Sì è solo donne,  in una sala da ballo impovvisata, ci si muove al ritmo di una playlist che dura un’ora, si spegne la luce, si accendono i riflettori mobili da disco delle Mele, o da autoscontri, e si balla, per un’ora. Gli uomini non ci devono stare, perché così recita il sottotitolo: “ No boyz, no booze, no judgement”. Il che significa: “Niente ragazzi, niente alcol, e nessun giudizio”. Evviva! Le femministe sono tornate, le femmine della notte prima della notte (alle 19:00).

La moda è nata a New York, tanto per cambiare, perché  due amiche amavano andare adanzare ma non volevano l’aspetto sociale e sporco e puzzolente dell’atto (odore di sigaretta, odore di alcol, il giudizio degli altri esseri umani – magari si potesse fare anche col sesso).

La mia esperienza

Non appena entrata, vedo una sfigata che se ne sta con la sua moleskine a scrivere e a telefonare in polacco. Sarà una blogger russa, mi dico. E’ bionda, dall’aspetto, oserei dire, addirittura, una GiornalistaSuCarta. Non siamo ridicoli, I GiornalistiSuCarta mica si schiodano dalle poltrone in velluto della redazione. Certi articoli li possono scrivere grazie ai blog. E’ una nerd con gli occhiali a fondo di bottiglia, e gli occhiali sono propriamente fuori moda. E’ una magretta che alle medie aveva l’apparecchio. Lei è il taglio del mio racconto. E io sono il suo.(“Caro diario, c’è una tipa solare, bellissima, e rotonda sui fianchi ma che cerca invano di dimagrire che prende appunti sul cellulare facendo finta di mandare dei messaggi).

La sala ha il pavimento di parquet, nessuno specchio e qualche sparso elemento di design da East London, ca veut dire, robe vintage ma con stile -ca va sans dire (Enzo Miccio, mi manchi). Ci cambiamo e ci mettiamo l’outfit per il work out (la palestra). Io faccio amicizia con un caso umano, una ex hippie carinissima e vecchia, mi confessa che è la sua prima volta (Olga ce la faremo, Olga che bel nome) e mi dice che non ha dei calzari adeguati, e che secondo lei la cosa più comoda per ballare è la gonna. Non ha il reggiseno. Ha uno strampalato concetto di comodità, ne deduco.

Si aprono le danze, si comincia col rockabilly che mi dà una carica straordinaria -yo!. La maestra, che si chiama Helen, ci dice che non dobbiamo darci fastidio a vicenda (lesbiche non ci provate). Che il gineceo resti un casto gineceo.

Dopo il rockabilly è il caso a dominare le scelte musicali, che non sono un gran che e spaziano fino agli anni 90 (a un certo punto c’è pure il Principe di Bel Air).

A danzare sul parquet con cotanta energia mi viene in mente di quando ero ragazzina, e danzavo come una pazza nei pomeriggi solitari. Ho cominciato a 11 anni, ed era roba latino-americana; poi sono passata all’hip hop. Poi ai Beatles. Poi a roba mista. Più o meno è stato lo stesso con la letteratura e i libri.

Cioè, posso ballare, male, tutto. A questa oonclusione arrivo dopo la prima mezz’ora di salti e capriole, e ci arrivo quasi soddisfatta, come dire “beh, io posso andare ovunque” e tutto questo sudare senza un Motivosportivo (nessuna vasca, nessun running) mi fa venire voglia di un vodka redbull.

Arriviamo alla fine. Siamo tutte madide  -thanks Jesus, finalmente ho usato questa parola  – siamo tutte rilassate. Ci guardiamo tutte negli occhi. Ci vogliamo bene. Oh, torneremo, sì Helen, la prossima settimana ti faccio una lista di musica di Madonna.

Bene, e adesso? Una vodka redbull, ragazze? Niente da fare. Consegnamo i 3 £ a Helen, costo della sessione, e andiamo a letto. O almeno, io, Nadia (la giornalista polacca con biancheria intima molto datata, scopro) e Rachel (la hippie) andremo a scriverlo sui nostri blog/giornali/e diari di carta.

(Dove: 4th Floor Studios, 255-259 Commercial Road, London E1 2BT. Quando:  Martedì sera, alle 19)