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Sono stata in un documentario di MTV

gennaio 20, 2013  |  BANANA LIFESTYLE, Senza categoria  | 

L’altro giorno mi è capitato di vivere uno di quei documentari di MTV sulla generazione 20 anni.

Un lui e una lei, che erano stati chiamati a recitare (a gratis) per un video, per cui non mi è chiaro chi ne beneficerà, se la comunità tutta o uno o due di quei quarantenni che nemmeno saprebbero lavorare da macdonald se dovessero farlo in HTML  – e sì, io saprei fare gli ordini in html, e potrebbe essere il mio prossimo destino.

Non dirò che mi è venuta la tristezza, la tristezza non viene mai a chi osserva il mondo – e a questo proposito, meglio sarebbe stato se il mondo l’avessi visto attraverso  la lente di instagram o di una gelatina.

 

 

La distanza

 

Hanno vent’anni, e io ne ho ventotto, che sono solo 8 di più. Li abbiamo portati a girare il video e non voglio cominciare a dire come ero io a 21, o come ero io a 18 anni.

Tutto sommato a 21 anni studiavo a Parigi e a 18 leggevo Goethe, quindi in me e sopra di me c’era il radical chic. Amico fidato dell’antipolitica, quella estetica, e del kitsch, a ben vedere.

mah.

 

Loro a 21 anni entrambi lavorano ed entrambi coltivano i loro sogni di ragazzi, che non sono i miei. E i miei non me li ricordo, credo di avere piuttosto dei punti fissi.

Non sognano di cambiare il mondo, ma sognano di cavalcarlo, diventando famosi.

Famosi, famosi, famosi.

Lei è carina, ossessionata dall’immagine, ma tutto sommato una lavoratrice. Lavora in uno show-room, sì. Ha una peculiarità, ha fatto un reality, horse factor, sui cavalli, a 18 anni.

Le ho chiesto: “ma tu, nel tuo cv, ce lo metti che hai fatto un reality?”

E lei mi ha detto che in linea di massima non lo mette, che in certi contesti non va, ma che forse in alcuni andrebbe.

Tutto sommato anche io ho fatto le mie cazzate a 18 anni, che non metterei sul mio cv, penso. Le ho chiesto se durante il reality si è innamorata. Mi ha detto di sì. Le ho chiesto se ha limonato. Mi ha detto che tutti hanno limonato. Quindi hai limonato anche tu? sì.

Il paletto fisso, il limonage, collante fra generazioni.

 

 

Mi ha detto che è rimasta delusa in amore. E che ha cominciato a scrivere. Io le ho detto che non c’è inizio peggiore, ma così, per fare la saputa. In verità che ne so io. Le ho chiesto se scrive su di un quaderno o su di un blog. Mi ha risposto che scrive al cellulare o sull’ipod, prima di andare a letto. Le ho detto “ma come fai ad avere una visione di insieme?”

Non importa.

 

 

Lui è carino, ha una faccia pulita, gli occhi verdi e 20 anni. E’ ancora glabro, magro e alto. E’ un rapper. No, non lo so il suo AKA. Canta. E nel contempo fa il venditore di tablet.

Ma fa il venditore con la peggiore solerzia del mondo. E’ in giro e assolda venditori, chiedendo “Scusa, cerchi lavoro?”; nel contempo coltiva i suoi sogni artistici – che non ho ben chiaro se siano sogni artistici o solo vanitas vanitatum. Più la seconda.

Gli ho chiesto se vuole andare a Xfactor, mi ha detto che no, vuole andare ad Amici. Gli ho chiesto di cantare, ha cantato. Abbiamo fatto un’intervista finta video. Gli ho chiesto com’è la sua donna ideale, mi ha detto che è bionda alta “e con reggiseno”. Gli ho chiesto se la sua ex è bionda, no, non lo è.

Io ho cantato una canzone e mi ha detto “hey ma anche tu dovresti cantare” e io: no.

 

 

A pensarci non so se ho visto in loro la fine e l’inizio del mondo, ma credo di averle viste entrambe: la fine perché sono figli di tutta quella cultura dominante. L’inizio perché tutto sommato non sono mica scemi, anzi, sono molto svegli, e fanno tutto. Vendono, lavorano al bar, e chissà che altro.

E soprattutto in loro ho visto l’inizio perché ho capito che mi daranno una pensione. Ce la faranno, a cavalcare il mondo, loro, e a pagare i contributi per farmi invecchiare. Siamo salvi.

the past

Mi era capitata una cosa, nel senso di emozione del genere quando ero all’università. Un ragazzino mi aveva chiamato perché gli scrivessi il tema della maturità. Aveva un sacco di soldi ed era un figlio di papà incredibile. E’ venuto a casa mia di studente con una macchina costosissima, e mi ha detto che non aveva voglia di studiare per il tema, se glielo scrivevo.

Io gli ho detto che non potevo, che era illegale.

mi ha detto che pagava. Io: no.

“vabbè scrivimi almeno i temi di preparazione alla maturità”

“no”

Mi ha detto: “perché?”

io: “Perché tu lo devi sapere chi era Manzoni”

lui: “ma io ti pago,  a te che cosa te ne frega”

io: “me ne frega, se tu non sai chi è Manzoni, non potrai capire quello che io scriverò quando diventerò una grande giornalista, o quando vincerò il Nobel per la letteratura. Mi dispiace perché mi costringerai a rendere le cose più semplici, e quindi a ridurre, ridurre, ridurre. Sarà uno sforzo prima di tutto per me. Questo lo dice Leopardi. Lo sai?”

lui: ” No”

io: “e vabbè”

lui:” dai su, non c’è niente che io non posso comprare, dimmi un prezzo”

io: “ti dico di no”

lui: “Lo so perché. E’ perché tu sei una di quelle a cui dà fastidio che ci siano quelli che nella vita comprano tutto e pagano per tutto. E pensi: io ho fatto fatica, io ho studiato e questo ha tutto facile”

io: ” No, non è per quello. A me non me ne frega niente degli altri, io agisco secondo mia coscienza  e non ti scrivo i temi. I temi te li scrivi tu, poi io mi annoio.”

E l’emozione è una sensazione di impotenza, di guasto, di distanza. 

 

RETTIFICA:

 

La pelle, la finta pelle, andrò a New York a lavorare io ti assicuro che lo faccio (Cosmesi di un hipster)

novembre 21, 2011  |  BANANA LIFESTYLE  | 

Ok, e con questo post metto un punto alla saga (del tutto mentale) sugli hipster.

Spesso mi è stato chiesto: ma che cos’è un hipster? La verità è che nessuno lo sa, perché il vero hipster si dovrebbe un po’ chiudere in se stesso  – a guisa di un emo – e non dovrebbe manifestare la sua essenza promondo, pronatura e proskateboard e procamiciaquadri.

Il punto è che essere hipster è di moda per cui c’è tutta un’estetica e una cosmetica rituale legata al personaggio.

Non posso dirvi che cos’è un hipster ma posso dirvi che cosa fa.

Innanzitutto mi sembra doveroso fare una distinzione tra l’hipster di forma e l’hipster di sostanza; devo ammettere che quando vivevo a Milano ero molto più a contatto con l’hipster di forma, facilmente identificabile e localizzabile in zona Navigli ,  molto meglio se omosessuale; ora che sono a Londra incontro più hipster di sostanza.

L’hipster di forma

Non c’è bisogno che stia io a spiegarvi che cos’è questo tipo di hipster quando Deboscio lo fa doverosamente e meglio di me con le sua fantastiche liste sulla barba e sulla modalità di indossare I rayban – oggetti di culto per gli hipster della prima ora. Ora come or ail vero hipster si compra gli occhiali da vista nobrand, tipo quelli nel negozio dei vecchietti, ai Navigli.

Inoltre, manco da Milano da un bel pezzo: saranno almeno due mesi e non so come le cose si siano evolute in questo tempo.

Posso però dirvi che c’è un pezzo de I cani che esprime alla grande il solipsismo intellettuale e l’angoscia di vivere del tipico hipster – sebbene, ammettiamo, adolescente.

L’hipster di forma è Pro Mac, pro Facebook, inconsciamente apolitico ma manifestamente di sinistra radicale.

L’hipster di forma frequenta Brick Lane la domenica (Londra). Vabbè la pelle, la finta pelle, i collant smagliati, gli stivaletti alla caviglia, gli shorts, il calzino molto alto per l’uomo ecc.

L’hipster di sostanza

L’hipster di sostanza è contro il capitalismo. L’hipster di sostanza può spiegare tutto facendosi delle domande, in un loop infinito ammazza flirt – e si badi, il termine loop si deve al fatto che l’hipster di sostanza è anche un po’ nerd.

L’hipster di sostanza è naturalmente verde; nei casi più programmatici è anche vegetariano, ovviamente biologico/organico e quindi ricco.

L’hipster di sostanza non ha molti vestiti, l’ideale è se può farseli da solo. Diciamo che se è giovane ci tiene anche un po’ allo stile e quindi sforna skinny jinz, flat sneakers, camicie a quadri, magliette a strisce un po’ Cure (bianche e nere), maglioni fatti a mano e bucati. Roba bucata alla grande. Il bianco e il nero sono i colori. (L’azzurro e il rosso più per l’hipster di forma).

Naturalmente ricciolini, berretto e baffi. Le donne invece hanno il cipollotto alto (l’ultima settimana della Moda ha del resto imposto la coda di cavallo, e la risposta hipster è un cipollotto di capelli)

Quasi quasi Brecht,  ma ancora di più libri di politica. Materialismo storico, un accenno allo Strutturalismo, Heidegger, parole crociate in cucina,  manuale di giardinaggio per terra, sulle scale. Gli esistenzialisti in bagno, e per questo non possiamo assolutamente biasimarli, e anzi, quasi quasi siamo a rischio di innamoramento. Il bagno è a luci rosse (questo anche per gli hipster di forma).

L’hipster di sostanza non vuole le cose, e non vuole tante cose. L’hipster di sostanza ha un mac, in genere, ma si sente molto frustrato per questo, e infatti nei casi più estremi scaraventa la mela per terra e si costruisce una capanna open source con tanti e tanti tweet.

A differenza di quell’ambiente un po’ chic degli anni 70′, fatto di tanta promiscuità, loro vogliono veramente e seriamente cambiare il mondo. Cioè non è gente che va alle manifestazioni per scopare.

Frasi che solo un hipster può dire:

Mamma mamma mi sono inamorata di un hipster!

Mi è semblato di vedele un gatto (auguli)

Avete mai visto Portlandia? Ecco, quello dovreste vederlo. L’hipster di sostanza e di forma si incontrano in una mirabile, sottile, ben articolata e geniale presa per il culo.

Ma veniamo alle immagini pregnanti (dimenticavo: essere asiatici è una gran cosa per gli hipster di ogni sorta, si badi bene con tutto il rispetto):

Un bagno pieno di oggetti per creare – a luci rosse.

Vad al parco e leggo David Foster Wallace. (I cani)

Sono al mio nono master

Vabbè la borsa gialla, l’ankle bootie, i collant smagliati, lo spinato, il bianco e nero, il giubbino di jinz. Grazie di esistere.

L’immagine di sè che mette ansia. (I cani)

il cipollotto

Spietato e inesorabile lo sguardo maschile, soprattutto in un liceo del centro. (I cani)

Nerditudine

Un Mac, degli occhiali e un letto. Una vita fatta di solipsismo intellettuale.

Gesù di fronte a un Mac.

Io sono una persona libera, alla fine.

Odore 2.0

luglio 13, 2011  |  Pillola del suicidio  | 

Odore di caffè bruciato. Odore di asfalto, odore di tombino, odore di afa, odore di staperpiovere, odore ma chebruttaluce, e che fastidio agli occhi e dove ho messo gli occhiali da sole. Odore di autobus. Odore di sudore, odore di acqua di colonia: uomo, troppo forte. Odore di fiori di inverno, donna. Il mio, meglio, dopotutto.  Per poco, odore di erba tagliata. Odore di traffico. Odore di sottoterra, e, di nuovo, odore di sudore, odore di viaggio, degli altri. Odore di  croissant nel sacchetto, di marmellata in pancia. Odore di rivista, ma poi l’ipod passa sempre la stessa canzone e devo cambiare, posizione. Odore di sigaretta. La luce. Odore di pioggia.

LE ZANZARE A MILANO (CON TEST FINALE!)

luglio 7, 2011  |  LEMON STORIES  | 

“Oh, vedi che le visite di Milano hanno superato quelle di Padova. Significa che ho espugnato lacittà!”

“Oppure che a Padova ti stanno dimenticando”

TEMPO DI LETTURA PREVISTO: 9 ORE

Sono sicura di non essere né la prima né l’ultima a trattare l’annosa problematica delle zanzare a Milano.
Quando ero giovane vivevo a Padova. Per chi non lo sapesse, Padova è una pozza bonificata, calda e umida d’estate e fredda e nebbiosa d’inverno- un po’ come le sue abitanti.  Situata nel cuore della pianura padana, ho non di rado pensato che a Padova si concentrassero le peggiori condizioni climatiche del mondo. Non mi sbagliavo e non mi sbaglio, la novità è che Padova non è l’unica.

Che sia chiaro, questo preambolo non c’entra un cazzo.

Sempre nel cuore della giovinezza avevo delle amicizie che si erano trasferite a Milano per fare quelle università fiquette. Era bello quando ci si ritrovava di sabato pomeriggio in un bar del paese di 27.000 abitanti a confrontarci sulle nostre esperienze metropolitane.
Naturalmente chi veniva da Milano faceva la parte del leone. Pareva che a Milano fosse tutto un di più, a Padova mica era così. Si andava a bere lo spritz, si andava alLA Feltrinelli, all’università ecc. A Milano c’erano due o tre cose per ogni argomento. Non bevevano solo lo spritz (anche se noi bevevamo più spritz), non andavano solo alla Feltrinelli ma anche all’invidiatissima Fnac, per non parlare dell’università.
Un giorno ci stavamo confrontando su uno di quegli argomenti estivi: le zanzare.
“Guarda Olga”, mi diceva “non ho MAI visto tante zanzare quante ce ne sono a Milano”
Io ho detto: “Eh no beh, carina. Le librerie ok, i cocktail ci stanno,ok,  e pure altro, ma le zanzare NO. Siamo nel cuore della pianura padana perdio!”

E  così basta, non se n’è più parlato. Finché non mi sono trasferita nella “città meneghina”* e mi è stato ripetuto che  le zanzare frequentano in gran copia la città.

Allora una sera sono uscita e… niente, le zanzare ci sono veramente e ti mangiano vivo.
Fine della storia
Non è vero birboni, la storia non è finita, ma finisce che a Milano fa più caldo che a Padova.
Tranquilli, nemmeno: la verità è che la storia NON finisce qui, ma finisce con le teorie, come sempre.

Sicché, essendo che veramente ci sono una montagna di zanzare, manco fosse uno di quei campeggi della Corsica, vengono in mente delle teorie esplicative.

1)Teoria Cospirazionista -commerciale:

-le zanzare sono state versate, a kg, dai produttori dell’autan (tipo la teoria che i virus dei pc li mette in circolo la microsoft, o quella che l’Aids l’hanno inventata le case farmaceutiche). Versate d’inverno e riposte in ovuli  termoresistenti appositamente studiati per dischiudersi coi primi caldi.

2)Teoria della relatività (o cognitiva)
Non ci sono tante zanzare in relazione ai litri di aria che ci sono nel mondo.

3)Teoria di Berlusconi
E’ colpa dei magistrati comunisti.

4)Teoria di Bersani
Dobbiamo dare da mangiare ai giovani, NON POSSIAMO permetterci ora come ora di parlare di zanzare

5)Teoria paranoica lapalissianodittatoriale

I nugoli di zanzare si concentrano prevalentemente in luoghi deputati agli incontri tra i comunisti, gli intellettuali e i fricchettoni. Le zanzare succhiano il sangue e rallentano i ragionamenti, per cui vengono posizionate dai fasci nei luoghi strategici. E comunque i fricchettoni amano le zanzare e per loro non è un problema – bon.

Questi luoghi sono comunque: “i bar” in primis, metti ai Navigli;  i parchi e i posti in cui ci sono i concerti di artisti indie, rock, hippy. Un bel luogo, in questo senso, è la Belle Aurore,  a Milano, che riesce a coniugare  bene le tre caratteristiche in un tutt’uno  armonico, tanto da farci pensaren che  siano gli stessi avventori a spalmare uova di zanzare sotto la griglia del toast (specialità del locale, con doppioformaggio)

Che teoria siete? Scegliete e guardate le soluzioni qui.

*non mi è ben chiaro perché nessuno dica “Milano”, ma sempre “qualcosa + meneghino”

Cose che vanno di moda

maggio 14, 2011  |  BANANA LIFESTYLE  | 

Vi ricordate la poesia di Ungaretti, sui fiumi? Ogni fiume è un pezzo di vita.

Così io farò allo stesso modo, coinvolgendo meno acqua, ma imbarcando più il senso del ridicolo dei contesti urbani che ho vissuto (immaginate un tono coatto).

Cose che vanno di moda a Milano:

-          Il bloody Mary o il vin rouge o il Pastis (sì in alcuni posti sì!)

-          Avere 40 anni

-          Usare aggettivi e avverbi importanti (tipo: vituperato)

-          “sei stato lì?” sì “Sei stato qui?” sì “Sei mai stato a mangiare…” sì “Sei mai stato là?” sì, e tu hai mai provato questo? “no…” fregato!!

-          Le palestre per finti poveri

-          Avere sempre un problema: se hai un figlio, se non ce l’hai, se hai l’amante, se sei single, sei sei sposato. L’importante è essere stressati, infelici, piangere.

-          Cupcake e cake design (meglio se homemade) e i corsi di cucina

Cose che vanno di moda a Padova

-Spritz al Cynar o Long Island

-essere disoccupati  (e questo è cinismo)

- parlare continuamente di sesso senza mai farlo (meglio se si cita della bibliografia)

- la fitness first

- far chiudere i locali

-parlare degli extracomunitari al bar

-fare stalking (la disoccupazione… tempo libero)

Cose che vanno di moda a Londra

-          Mojito e Martini meglio se organic

-          I cupcakes: o bellissimi o almeno organic

-          Avere 40 anni sì, certo, in maniera organic

-          I siti per gli incontri

-          Incredibile: fare sesso dopo una serata in cui si è parlato di sesso

-          Brick Lane, lateralmente organic

A Parigi:

-          Birra o vino ma la birra è più per apero

-          Fare un dottorato

-          Avere una posizione forte su tutto

-          Il Ventesimo arrondissement

-          Il burro e la baguette, veri

-          Limonare duro e per ore, finché non ti saluti e vai a casa perché  si è troppo stanchi per fare sesso